L’hanno già soprannominato Papa grillino: le foto del neo pontefice in pulmino con gli altri cardinali, intento a pagare il conto dell’hotel (“albergo che nella notte era diventato suo”, scherzava venerdì sera Maurizio Crozza) hanno fatto il giro del mondo. Che l’aria era cambiata si è capito subito, sin dal debutto. Per lo stile umile, per la stola assente, per quel saluto semplice quando si è affacciato dal balcone la prima volta: “Buonasera”. Come   uno che arriva a casa e saluta la sua famiglia, faceva notare don Gallo. Uno che senza tanti fronzoli si presenta come “il vescovo di Roma”.
E poi, naturalmente, il nome. Che si riferisce proprio al poverello di Assisi, non ad altri. Francesco senza numero perché nessuno prima di lui aveva avuto il coraggio di evocare il santo degli ultimi, prendendosi implicitamente la responsabilità di illuminare una Chiesa più attenta a chi ha bisogno che al potere. Prima della vocazione, in gioventù, ha avuto una fidanzata. Da cardinale girava abitualmente in metropolitana, gli piace il tango, ascolta Beethoven, ama Dante “I promessi sposi”. Contro ogni eco di oscurantismo, è un uomo che sorride volentieri. Ai seimila giornalisti accreditati per il primo saluto alla stampa, ieri ha detto: “Vi voglio bene”. Piccola consolazione per un mestiere sbeffeggiato – spesso non a torto – dai più. Insomma, benvenuto Papa Francesco e grazie per quella carezza sulla testa che giovedì ci ha fatto sentire più al caldo: nonostante l’eccesso di esaltazione nei toni di alcuni commentatori che l’hanno già fatto santo, la scelta del conclave è una buonissima notizia.

Poi però c’è Jorge Mario Bergoglio che ha avuto una lunga vita prima di quel saluto dal balcone. Ed è stato accusato di aver collaborato con la dittatura di Videla, in quegli anni terribili di torture, omicidi, sequestri. Padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, ha risposto alle accuse mosse dal giornalista Horacio Verbitsky e riprese dai giornali di tutto il mondo: “Diffamazioni da elementi della sinistra anticlericale per attaccare la Chiesa”.

Una frase che andava bene negli anni Cinquanta e sembra uscita dal Mondo piccolo di Guareschi. Sarebbe bello che papa Francesco spiegasse perché quelle accuse sono infondate, con la stessa semplicità con cui ha salutato i fedeli in San Pietro.

E sarebbe bello che spiegasse anche la infelice e presunta frase del cardinal Bergoglio: “Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale e i fatti ci insegnano che l’uomo è politico per eccellenza, le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell’uomo, niente di più”.  Un’affermazione basata su una presunta teoria genetica che vuole le donne inadatte per natura, biologicamente un non sense: quanto queste idee siano pericolose lo abbiamo visto nel corso del Novecento. Senza contare che la Chiesa riconosce la parità tra uomo e donna ma solo in teoria, non quando si tratta di ruoli che sono sempre marginali, nascosti o di accudimento. E dire che il messaggio di Gesù, disseminato nei Vangeli, è di segno decisamente opposto.

Twitter: SilviaTruzzi1