“Nessuno scudo è stato offerto a chi è imputato in procedimenti penali da cui non può sentirsi esonerato in virtù dell’investitura popolare ricevuta”. Parola di Giorgio Napolitano, che in una lettera a Repubblica ha risposto così a un articolo pubblicato dallo stesso quotidiano dal titolo ‘Un premio ai sediziosi’ a firma del vicedirettore Massimo Giannini. Il Presidente della Repubblica ha sottolineato di aver peraltro giudicato “senza precedenti per la sua gravità” la manifestazione del Pdl al Palazzo di Giustizia di Milano e che il segretario Angelino Alfano aveva a sua volta annunciato come “annullata” nel chiedere l’incontro al Quirinale la domenica sera, salvo poi svolgersi “senza preavviso”. Una missiva, quella del Colle, che sembra correggere il tiro rispetto alla nota ufficiale diramata martedì dopo l’incontro con la delegazione del Pdl. Più che una risposta alla stampa, quindi, la lettera del Capo dello Stato sembra una toppa al buco creato dalle sue dichiarazioni ambigue. Tanto che il suo auspicio di creare una sorta di pax politica nella difficile contingenza ha avuto un effetto opposto e contrario, con Pd e Pdl l’un contro l’altro armati come mai era successo negli ultimi tempi.  

E in tal senso Giannini, ringraziando il Capo dello Stato per la lettera, ha osservato che l’affermazione ‘nessuno scudo’ è “importante, perché a leggere il comunicato dell’altro ieri l’impressione che Berlusconi e la destra avrebbero potuto interpretare le parole del Presidente come una sconfessione per la magistratura e un ‘salvacondotto’ per il Cavaliere era fortissima”. In realtà, tale impressione non l’hanno avuta solo il Cavaliere e il Pdl, ma forse anche lo stesso Napolitano. La cui lettera di oggi al quotidiano di Largo Fochetti ha tutte le sembianze di una marcia indietro. Che il presidente si sia reso conto di aver sbagliato? Napolitano non lo ammette. Anzi, nella lettera attacca il vicedirettore di Repubblica per difendere la sua presa di posizione.

“Giannini ha dato una versione arbitraria e falsa dell’incontro con una delegazione del Pdl da me tenuto in Quirinale martedì mattina  – scrive il presidente della Repubblica – E’ falso che mi siano stati chiesti ‘provvedimenti punitivi contro la magistratura’: nessuna richiesta di impropri interventi nei confronti del potere giudiziario mi è stata rivolta” come è stato subito chiarito nella nota successiva del Quirinale che “Giannini ha ritenuto di poter smentire sulla base di non si sa quale ascolto o resoconto surrettizio”. Né, aggiunge il Capo dello Stato, “la delegazione del Pdl mi ha ‘annunciato’ o prospettato alcun Aventino della destra”. A sentire Napolitano, invece, l’incontro “con i rappresentanti della coalizione cui è andato il favore del 29 per cento degli elettori era stato confermato dopo mie vibranti reazioni – scrive ancora il presidente – espresse direttamente ai principali esponenti del Pdl per la loro presa di posizione. Quel rammarico, ovvero deplorazione, è stato da me rinnovato, insieme con un richiamo severo a principi, regole e interessi generali del Paese che solo con tendenziosità tale da fare il giuoco di quanti egli intende colpire, Giannini ha potuto presentare come ‘riconoscimento al Cavaliere di un legittimo impedimento automatico’ o di un ‘lodo Alfano provvisorio'”. Per Napolitano, quindi, la colpa è della stampa (anzi di Giannini), che ha male interpretato (eufemismo) le sue parole. Che evidentemente tanto chiare non erano se hanno avuto bisogno di una precisazione e di una lettera di risposta all’interpretazione che ne aveva dato la Repubblica.