“Mi candido perché amo questa città”. Lo annuncia Christine Quinn in un video postato sul suo sito, QuinnforNewYork.com. Quarantasei anni, democratica, origini cattoliche e irlandesi, la Quinn sarebbe la prima donna sindaco della storia di New York, oltre che il primo sindaco apertamente omosessuale della città. I suoi avversari più temibili, alle prossime elezioni di novembre, saranno altri due democratici, il “difensore civico” Bill de Blasio e l’ex-comptroller delle finanze cittadine, Bill Thompson. Con l’appoggio dell’attuale primo cittadino, Michael Bloomberg, e con una popolarità personale molto vasta, la Quinn è la favorita del terzetto.

Subito dopo l’annuncio della candidatura, la Quinn ha raccolto giornalisti e sostenitori di fronte alla chiesa dove si sono sposati i genitori, a Manhattan, e ha iniziato un giro domenicale per i cinque grandi quartieri della città. Dal South Bronx a Forrest Hills, Queens, da Bedford-Stuyvesant, Brooklyn, a West Brighton, Staten Island. Il gesto è apparso in perfetta sintonia con un politico che sulle doti umane e sul lavoro “dal basso” ha costruito gran parte della sua carriera. Speaker del consiglio cittadino, Christine Quinn ha mosso i suoi primi passi come organizzatrice per il diritto alla casa e poi nella battaglia contro le violenze su gay, lesbiche e transessuali. Il suo “padrino” politico è stato Thomas Duane, senatore dello stato di New York e primo politico nella storia americana a dichiarare pubblicamente di essere hiv positivo.

“Voglio che New York City continui a essere un posto dove la classe media viva e possa crescere. Non mi piace parlare, accusare gli altri, lamentarmi. Mi piace fare le cose”, dice la Quinn nel video di presentazione della candidatura. Aiuto alla classe media in difficoltà, assistenza sanitaria per i minori, miglioramento dell’offerta nelle scuole pubbliche e lotta alla criminalità sono tra i punti qualificanti del suo programma, offerti ai newyorkesi con la tradizionale capacità comunicativa e il continuo riferimento alla personale esperienza. Il padre della Quinn era un elettricista e organizzatore sindacale, la madre una casalinga che morì per un cancro al seno quando Christine aveva sedici anni. Dopo essersi per anni battuta per i diritti degli omosessuali, lei stessa ha potuto approfittare della nuova legge sui matrimoni gay fatta passare dal governatore Cuomo. Nel maggio 2012 ha sposato la sua compagna di anni, l’avvocato Kim Catullo, con cui possiede un appartamento a Chelsea e una casa al mare in New Jersey.

Nonostante la voglia di apparire il più possibile “normale”, capace di sentire problemi e aspirazioni del newyorkese medio, la Quinn si è in questi anni guadagnata la fama di “macchina da guerra” della politica, di navigatrice esperta e senza scrupoli tra i flutti del potere newyorkese. “La terza donna più potente di New York dopo Hillary Rodham Clinton e la giornalista Diane Sawyer”, l’ha definita il New York Post nel 2007. Da allora il suo potere è ulteriormente cresciuto e non a caso il sindaco uscente, Michael Bloomberg, ha deciso di puntare su di lei per la sua successione. L’appoggio di Bloomberg si rivelerà probabilmente decisivo. Non tanto per il sostegno economico (l’ex-sindaco può contribuire alla campagna 2013 con 4950 dollari di donazioni) ma per la capacità di costruire attorno alla Quinn una complessa rete di relazioni, legami, finanziamenti. Bloomberg lascia del resto una città profondamente modellata sulla sua personalità esplosiva, sulla sua ricchezza – è il settimo uomo più ricco degli Stati Uniti – sulla sua ambizione e volontà di grandezza.

Se il budget cittadino è stato raddrizzato – da sei miliardi di deficit a tre di surplus – New York ha visto in questi anni peggiorare decisamente lo stato delle scuole, la pulizia delle strade e molti servizi ai più poveri e anziani. Una diminuzione della criminalità è stata perseguita attraverso una campagna di radicale limitazione delle libertà civili, fermando e arrestando giovani newyorkesi sulla base del colore della loro pelle. Le ultime rilevazioni danno la popolarità del sindaco in rapida discesa. La Quinn dovrà vedersela con questa eredità difficile e ingombrante. Il suo istinto politico, e l’ambizione, l’hanno spinta negli ultimi anni a prendere decisamente le parti di Bloomberg, diventandone una sorta di strumento docile e ubbidiente. La democratica ha difeso il miliardario ex-repubblicano quando si è trattato di evitare che le società con più di cinque dipendenti siano obbligate a provvedere a periodi di malattia pagata per i loro impiegati. La Quinn ha appoggiato Bloomberg quando questi, nel 2008, ha voluto candidarsi per la terza volta a sindaco, contro la legge allora in vigore. L’ha appoggiato nella richiesta che i gruppi di più di 50 persone debbano avere un permesso della polizia per protestare per strada.

Il suo disinteresse per la chiusura del St. Vincent Hospital e un brutto scandalo – milioni di dollari in fondi pubblici finiti a organizzazioni a lei vicine – hanno ulteriormente danneggiato la sua immagine agli occhi della sinistra democratica e di molti gruppi progressisti. “La Quinn rappresenta il clientelismo nella sua forma peggiore”, dice Earl Plant, un attivista. Al momento la speaker del City Council non sembra però avere rivali, né in campo democratico né in quello repubblicano – dove si distinguono l’editore Tom Allon e un altro miliardario e uomo d’affari, John Catsimatidis. “La strada verso le elezioni di novembre è ancora lunga”, dice il suo portavoce. Ma, in mancanza di una seria alternativa, che per ora non si vede, la Quinn è destinata con ogni probabilità a diventare il primo sindaco donna, e omosessuale, di New York.