Non spaventano gli ambientalisti, non allarmano gli amministratori locali e fanno arrabbiare i cittadini. I cinghiali radioattivi della Valsesia sembrano mettere d’accordo tutti contro la valutazione “allarmistica” del ministero della Salute.

Gian Piero Godio, esperto di questioni nucleari per Legambiente Piemonte “è un fatto risaputo che nella carne di cinghiale ci sia una certa concentrazione di Cesio137”. Secondo la valutazione più accreditata l’isotopo radioattivo sarebbe quello depositatosi sul terreno l’indomani dell’incidente alla centrale di Chernobyl nel 1986: “Laddove il terreno non è stato rimosso, come in montagna sono rimaste concentrazioni di Cesio137 che sono finite nei tuberi, nei funghi e da lì nell’organismo dei cinghiali che se ne sono cibati. Ma la questione non riguarda solo la Valsesia, qui si è trovato il problema perché lo si è cercato, ma sono convinto che lo stesso risultato si otterrebbe lungo tutto l’arco alpino”. 

Insomma, i cinghiali radioattivi non sarebbero un fatto locale, ma una questione che riguarda una regione molto più vasta. In questo senso secondo l’associazione ambientalista l’allarme generato dai controlli disposti dal ministero della salute sarebbe eccessivo: “Per l’uomo non ci sono pericoli – ha spiegato Godio – basta non mangiare carne di cinghiale, è invece significativo da un punto di vista ambientale perché ci testimonia come anche a distanza di molti anni un incidente come quello di Chernobyl lasci dei segni indelebili”.

Sul territorio il prosindaco di Varallo e ras indiscusso della Valle, Gianluca Buonanno, appena rieletto alla Camera nelle fila della Lega Nord, ridimensiona la vicenda, dicendosi certo dell’attenzione e dello zelo delle strutture sanitarie, che sapranno fare luce sulla vicenda. Poi ci scherza anche su, mettendo in guardia il popolo grillino: “Mangiando spesso carne di cinghiale sarò il primo parlamentare radioattivo e dovranno stare tutti attenti, anche i grillini, perché i deputati radioattivi fanno paura”.

Nei paesi della valle la gente teme già i riflessi negativi sul turismo: “Qui sono già anni difficili, la gente non sa nemmeno dove è la Valsesia e ci si ricorda di noi solo per cose negative, ci mancavano solo i cinghiali”. E, ancora: “Perché i cinghiali conoscono i confini? Se sono radioattivi dal 1986 non sarà mica un problema, li abbiamo sempre mangiati e siamo ancora tutti qui”.