mostarda-cremonaSinceramente guardo sempre con terrore gli altrui panini quando vengono farciti casual-mente, e mi addolorano i pecorini mischiati, ad esempio, con i prosciutti. Vivo queste combinazioni come uno sfregio alle armonie possibili o alla straordinaria essenzialità di alcuni prodotti. Una  “semplicità” che se non farà conquistare il regno dei cieli, avvicina sicuramente a molte “comprensioni”.

Affidatevi anche voi dunque alle vostre più intime domande, senza cercare facili risposte. Come si sa, quest’ultime tendono sempre ad essere più complesse del previsto. Mentre le domande hanno una loro indubbia certezza.
Avete fame? Siate onesti e chiedetevi se è solo di questo che si parla o anche di pura, semplice e comprensibilissima “gola”. Quest’ultima vi potrà portare a soddisfazioni inimmaginabili se sarete capaci di star lontani dall’incomprensibile babele di inutili stupefacenti miscugli.

Solo come esempio: se ad un fiorentinissimo panino con il bollito, grasso e magro, con il semplice sale, aggiungerete un cucchiaino di una acciugosa salsa verde, comprenderete la bellezza della cupola del Brunelleschi perché vi verrà naturale, dopo il primo morso, guardare in alto in cerca di un Dio benefico. Ed ecco proprio in quel momento comprenderete, vedendola e osservandola sovrastare il cielo fiorentino, l’utilità dell’umanissimo genio individuale che si trasforma in bene collettivo. Viceversa, se condividerete la prima idea della verde salsa pensando di poterci aggiungere, sempre come esempio, della mostarda di Cremona, farete senza alcun dubbio un bel pastrocchio. Non sempre due cose buone ne fanno nascere una terza. E nell’infinità dei viceversa, se farcendo un panino con il medesimo lesso, approfitterete della piccantissima e dolcissima frutta, lì capirete che gli altri gusti sono sempre un vantaggio.

Dunque ricapitolando. Se avete fame, pane e una semplice frittata sarà più che sufficiente. Ma se di gola si tratta, come sapete infinite variabili vi attendono, ma con giudizio e capacità alchemiche necessarie per comprendere quel che si può e quel non si può sovrapporre o mischiare.

Una su tutte me l’ha insegnata una cuoca ligure. Risaltate delle sode patate lessate e suddivise in tocchetti in un padellino con un po’ d’olio dove prima avrete fatto sentire il calore ad uno spicchio d’aglio ridotto in fettine e ad un paio di filetti di acciughe sotto sale. Quando si coloreranno almeno da un lato, conferendogli un minimo di saporosa croccantezza, fermatevi versandoci sopra delle uova sbattute a cui avrete aggiunto pepe o/e peperoncino in polvere, con un mezzo cucchiaio di prezzemolo tritato e qualche foglia spezzettata di fresca menta. Se in estate, l’arrivo del basilico aggiunge semplice complessità, certamente alchemica.
Provate subito questa possibilità, perché non tutte le frittate vengano con “il buco”, ma questa sì. E se la vorrete trasformare in una torta o ciambellone salato, aggiungete alle 4 patate, prima delle 8 uova, 4 cucchiai di pangrattato tostato e pezzettini della già citata  piccante e colorata mostarda di frutta. Otterrete una panosa e buonissima torta dolce-salata da cuocere sempre come una frittata.

Potrete anche mangiarla sporzionandovi una dose da consumare su un piattino. Ma se non vorrete rinunciare a farcire due fette di pane, allora tostatele garbatamente, imparando così che per buona politica, buone intenzioni e ottimi panini, non si nasce imparati. Ci vuole talento e/o, come minimo, caparbia volontà di ascoltare.