Una piattaforma petrolifera con tanto di raffineria galleggiante annessa. Tutto a pochissimi chilometri dalla costa meridionale abruzzese, dove la fitta vegetazione della terra e le acque dell’Adriatico, collegate dai ponticelli in legno dei trabocchi (caratteristiche strutture a palafitta per la pesca), diventano un tutt’uno. Proprio qui, non a caso, dovrebbe nascere il Parco Nazionale della Costa Teatina (istituito ben dodici anni fa, ma mai perimetrato dalla Regione). Questo lo scenario per il territorio e il rilancio del turismo locale, che potrebbe presto concretizzarsi.

Come comunicato dal ministero dell’Ambiente, il progetto della Medoilgas Italia – società del gruppo inglese Mediterranean Oil & Gas –, denominato “Ombrina Mare”, ha infatti ottenuto lo scorso 25 gennaio il parere favorevole della commissione V.I.A (valutazione d’impatto ambientale) e V.A.S (valutazione ambientale strategica). “Un regalo ai petrolieri dall’uscente Governo Monti”, denuncia il Wwf. Perché è stato proprio il “decreto sviluppo”, varato la scorsa estate – con il beneplacito dei principali partiti –,  a consentire la riapertura della procedura autorizzativa, dopo un parziale stop nel 2010 da parte dell’allora ministro Stefania Prestigiacomo. Certo, l’iter non è ancora concluso: dovrà essere firmato dai ministri dell’Ambiente e dei Beni Culturali per poi ottenere il definitivo via libera dal ministero dello Sviluppo Economico, che però nel giugno del 2009, come ricorda la Mediterranean Oil and Gas, aveva già concesso l’approvazione tecnica. La compagnia petrolifera dunque non può che dirsi soddisfatta dell’importante traguardo già raggiunto: “Siamo molto lieti di sentire che la commissione Via si è pronunciata positivamente”, ha commentato nei giorni scorsi Bill Higgs, a.d della Mediterranean Oil and Gas. E ostentando anche una certa sicurezza, la compagnia inglese si spinge a definire l’ok della Via “un significativo passo avanti verso l’approvazione finale”.

Insomma Ombrina (il nome è preso in prestito da un pesce molto comune in quei mari) si farà. A circa sei chilometri dalla costa abruzzese, a fare da sfondo a quel paesaggio ancora pressoché incontaminato, presto – secondo quanto lasciato intendere dalla compagnia petrolifera – potremo vedere posizionata per una durata di 24 anni un’enorme piattaforma che estrarrà petrolio e gas dai fondali marini. In prossimità delle trivelle verrà ancorata inoltre una nave serbatoio di 33 metri di larghezza per 352 di lunghezza, su cui avverrà lo stoccaggio e la desolforazione degli idrocarburi. Ed è proprio il cosiddetto primo trattamento degli idrocarburi ad allarmare associazioni ambientaliste, amministratori locali e persino la Chiesa. Soltanto la fiaccola di cui è dotato il serbatoio galleggiante, bruciando il gas separato dal petrolio grezzo, emetterebbe ogni giorno nell’aria qualcosa come 14 tonnellate di fumi inquinanti, contenenti per la precisione: ossidi di zolfo, ossidi di azoto, ossido di carbonio, idrogeno solforato e idrocarburi non metanici (quest’ultimi classificati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come cancerogeni), che verrebbero inevitabilmente assorbiti dalla fauna marina.

“Tutto ciò è inconcepibile – sottolinea il Wwf Abruzzo – Un vero e proprio incubo, che mette a rischio l’ambiente e l’economia abruzzese e del medio-basso Adriatico”. Ed è per questo che l’associazione ambientalista lancia un appello affinché “chiunque vada al governo blocchi immediatamente questo sciagurato progetto che mina alla base qualsiasi ipotesi di futuro per il bellissimo tratto di costa teatino, che deve diventare parco nazionale”. “Fermate Ombrina mare – scrive invece don Carmine Miccoli, portavoce della Conferenza Episcopale di Abruzzo e Molise – difendete il Creato, ponete la sua salvaguardia al centro di una politica che sia perseguimento del bene comune”. La mobilitazione contro l’incombente pericolo delle trivellazioni sta perciò crescendo di giorno in giorno: “Bisogna far rete per vincere questa battaglia”, questo l’invito del sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, a tutti i Comuni interessati. E c’è già chi pensa, tra le tante possibili iniziative, a ripetere quella del ricorso al Tar, che lo scorso ottobre aveva bloccato le autorizzazioni ad effettuare prospezioni geosismiche, rilasciate dal ministero dell’Ambiente alla Petroceltic. Alla rivolta si è unito pure il governatore Gianni Chiodi, che promette: “Farò il possibile per impedirne la realizzazione”. Anche se, come si legge sul decreto Via del Ministero dell’Ambiente, “seppur sollecitata la Regione Abruzzo non ha fatto pervenire il proprio parere di competenza”. Insomma, a suo tempo Chiodi avrebbe potuto dire la sua e non l’ha fatto. Adesso la (tardiva) presa di posizione potrebbe essere inutile.