All’ interno del Festival Visioni italiane, che si svolge presso la Cineteca di Bologna dal 27 febbraio al 3 marzo, si terrà la sesta edizione de ‘Lo sguardo degli autori’, una riflessione sul cinema documentario italiano realizzato da D.E-R – Documentaristi Emilia Romagna, con il sostegno dell’Assessorato alla cultura della Regione Emilia Romagna e in collaborazione con Doc/it– Associazione Italiana documentaristi.

Questa edizione sarà dedicata alla scrittura del cinema documentario, dall’ideazione al montaggio. Io farò da moderatrice per l’incontro tra Leonardo Di Costanzo, regista e scrittore di film documentari e di finzione, tra cui  “L’intervallo” e “Cadenza d’inganno “ e Ilaria Fraioli montatrice di film documentari e di finzione, tra cui “Un’ora sola ti vorrei” e “Tutto parla di te”.

Chiacchierando con il regista Leonardo Di Costanzo, per trovare un filo narrativo per il dibattito, è emersa la problematica di FARE documentario in Italia e da qui la sua scelta di indirizzarsi verso i film di finzione.

Dove si trovano i soldi per il cinema documentario? Chi è disposto ad investire o quali fondi vi sono a disposizione?

Partiamo dalla nostra regione, l’Emilia Romagna, e da due elementi contraddittori: a Bologna esiste il DAMS cinema ma non esiste l’industria cinematografica. Si sfornano critici, appassionati e aspiranti registi, ma non esiste un sistema produttivo in grado di assorbirli.

Tra le tantissime case di produzione ve ne sono poche che producono film ad un livello veramente importante.

Sono anni che si chiede un fondo regionale per il cinema di finzione e documentario, così come in Piemonte o in Puglia. Un fondo che dia la possibilità di far crescere le aziende del territorio e che si inserisca all’interno di un trasparente piano di investimento sul cinema. Alcune cose tra mille difficoltà sono state fatte: penso alla digitalizzazione delle sale, al grande impegno messo in campo dalla Regione per il documentario, pensiamo a Doc in tour oppure al contributo che attraverso la Film Commission, la regione eroga ogni anno per i film documentari e di animazione.

La mia critica infatti non è verso l’ assessorato alla cultura, che credo non rifiuterebbe maggiori contributi, la mia critica va a quei settori della regione che sono sordi e che invece dovrebbero avere la capacità di contribuire alla riconversione dell’economia regionale. Penso alle attività produttive e al turismo.

Spesso capita che quando in Regione si decide di fare progetti pensati ad hoc per il settore creativo, poi le risorse messe in campo (parlo di denaro) vanno sprecate con consulenze o corsi non adatti. Ad un’azienda che produce audiovisivi, o contenuti visivi tridimensionali, o piattaforme per la distribuzione web di documentari, non si possono proporre consulenti esperti sull’export di prodotti, come dentifrici o mattonelle, in Cina.

Che senso ha affidare consulenze di questo genere ad aziende che fanno prodotti cinematografici o culturali? Significa non rendersi nemmeno conto del progetto che si ha davanti con la conseguenza di sprecare possibilità, tempo e denaro.

Ad oggi in mancanza di progetti specifici andrebbero messe a frutto le capacità che in regione esistono già e che purtroppo si muovono in autonomia: valorizzare l’Università, rafforzare la Film Commission regionale, rendere la Cineteca un partner trasparente e aperto a tutte le realtà che producono, aiutare le start up in maniera sensata attraverso bandi mirati e mettere tutto questo in rete assieme alle tante associazioni del territorio penso alla D.E-R e Doc-it, i Cento autori, i Cineasti indipendenti, la Pro film, che non rappresentano interessi corporativi, ma che sono realtà che raccolgono competenze e professionisti (produttori, autori, registi, tecnici ecc.) che sono imprescindibili per una crescita del settore audiovisivo regionale.

Questo è stato detto diverse volte. Sarebbe ora di cominciare a farlo.