Prime volte: un Papa che si dimette senza essere morto, un movimento che non muore, anzi, travolge le transenne che lo tengono fuori e scarica la sua diversità dentro il Palazzo. Prime volte, eventi unici.

Anch’io, come parecchi altri dinosauri nei secoli fedeli alla sinistra, ho creduto di aver paura di Beppe Grillo. Ho guardato con sufficienza i suoi candidati principianti e criticato la genericità del “tutti a casa”. Nel corso della disastrosa diretta elettorale ho capito due cose. La prima: il dolore, la delusione, la paura e il disgusto che provavo erano causati dalla risalita del Pdl, non dal trionfo di M5s. Mi offende vivere in un Paese abitato, per metà, da imbecilli o mascalzoni, gente che crede a Berlusconi per grullaggine oppure ne ha bisogno per continuare a fare i suoi piccoli traffici al riparo da qualsiasi regola morale. La seconda: sono contenta dell’affermazione straordinaria del Movimento 5 Stelle, in contraddizione con quanto sono andata cianciando in questi mesi.

Sono contenta, innanzitutto perché la fluidità di un movimento ha vinto sulla rigidità dei partiti. Poi perché butterà in Parlamento gente giovane e, per ora, pulita. Infine perché minaccia il centrosinistra: attenti, se continuate così sarete spazzati via. Dovete far fuori i vecchi arnesi, rivedere la vostra scala di priorità, ricominciare da capo. Con umiltà. È vero, L’Italia è a rischio. Ma lo era anche prima. Adesso, almeno, possiamo sperare in un miracolo: il mondo salvato dai grillini?

Il Fatto Quotidiano, 27 Febbraio 2013