Chi segue questo piccolo blog sa che le mie previsioni “a naso” del 22 febbraio sono state confermate. Anzi, io prevedevo al dunque qualche seggio in più per il M5S perché – sebbene temessi molto Berlusconi al punto da definirlo “il vero pericolo” anche di questa elezione – non mi aspettavo una tenuta così forte della sua coalizione, che manca il colpaccio alla Camera per un misero 0,4%.

Che fare ora? Mi permetto di suggerire uno scenario, facendo un rapido passo indietro.

Il 12 luglio del 2009 Beppe Grillo provò a chiedere la tessera del Pd per partecipare alle primarie di allora. Come sappiamo quella tessera gli fu negata con l’immensamente infausto monito di Fassino, oggi un inno del contrappasso dantesco. Quel genere di errori politici lì si pagano: di solito con la fine della carriera politica di chi determinò una simile scelta, e in effetti Fassino oggi è “solo” un sindaco. Ma attenzione: altre volte si pagano con la fine della storia politica del partito che si è fatto guidare da personaggi con la visione ottusa di Fassino.

Autocitarsi sarà brutto, ma quanno ce vo’, ce vo’: in un mio commento del 18 luglio 2009 al blog di Cristiana Alicata, brillante promessa del Pd che però non ha capito il fenomeno Grillo, scrivevo ai militanti del Pd: “Grillo ha il pregio indubbio di mettervi terrore. E ce ne accorgiamo tutti anche tramite […] le varie espulsioni che la vostra classe dirigente invoca per Grillo. Sono certo che se mi iscrivessi io e mi candidassi modello Mario Adinolfi, nessuno di voi direbbe nulla e ignorereste il fatto, perché io non avrei alcuna possibilità di concorrere davvero. Grillo naturalmente sì, e potrebbe pure diventare segretario del PD. Questo vi getta nel terrore: un terrore che vi impedisce di ragionare sul programma di Grillo e scoprire i punti di contatto. A meno che voi non vogliate continuare a fungere da stampella per il PDL, ovvio.”

Il Pd, forte della sua posticcia maggioranza siderale alla Camera, si trova oggi come allora, ancora una volta dinanzi a un bivio: se sceglierà di arroccarsi istituzionalmente, magari tentando inciuci dalemiani, o improbabili governi di minoranza alla canadese, alle prossime elezioni il M5S sarà votato da un altro 10% e passa di italiani (tra cui me) e vincerà a mani basse Camera e Senato. Se invece nel Pd si vuole per una volta giocare in contropiede, i numeri gli consentono di proporre un’alleanza di governo per 24 mesi al M5S, partendo dal riconoscere che è Beppe Grillo il vero e unico vincitore di queste elezioni. Come tale, a lui dovrebbe essere offerta la Presidenza della Repubblica. Grillo al Quirinale avrebbe modo di riavvicinare le istituzioni al popolo, di tagliare ulteriormente le spese di rappresentanza e di garantire la durata del governo sui 2 anni prestabiliti. Oltretutto, è il giusto riconoscimento a chi ha creato dal nulla un suo partito che alla Camera è il partito di maggioranza relativa: Grillo dopo oggi non è più anzitutto un comico, è anzitutto un grande politico.

Il premier potrebbe essere una giovane donna o uomo del PD: comunque un personaggio nato fra la fine degli anni Sessanta e la metà dei Settanta, che conosca il doppio senso del verbo “navigare” e sappia quindi dialogare con gli eletti del M5S. In questo senso, è un peccato che Debora Serracchiani non si sia candidata per il Parlamento. Altri nomi possibili sono Matteo Renzi, Ignazio Marino o Ivan Scalfarotto.

Il programma di governo dovrebbe essere chiaro, ampiamente tratto da quello del M5S, selezionando quei punti che sono votabili senza problemi dal Centrosinistra. Li elenco solo per dimostrare che questi punti esistono, se si vuol fare un governo PD-Sel-M5S:

1) Riordino del sistema televisivo con riassegnamento delle frequenze televisive in chiaro tramite asta; 2) Legge sul conflitto d’interessi; 3) Riduzione del numero dei parlamentari e degli stipendi della classe politica, con introduzione di un limite ai mandati consecutivi; 4) Riforma unicamerale (è una riforma costituzionale, prevede tempi medio-lunghi); 5) Abolizione delle Province (come sopra) e accorpamento dei comuni sotto i 3000 abitanti; 6) Legge sul matrimonio per tutti; 7) Revisione dell’Imu, nel senso indicato dal programma del PD; 8) Introduzione del reddito di cittadinanza, come proposto dal M5S e dal Nuovo Partito d’Azione, e come esiste in tre quarti d’Europa; 9) Ritiro delle missioni militari all’estero; 10) Nazionalizzazione e salvataggio del Monte dei Paschi di Siena; 11) Emissione di Buoni del Tesoro per 10 miliardi per permettere allo Stato di pagare i suoi fornitori; 12) Riforma della legge elettorale in senso uninominale maggioritario a doppio turno.

E fra 24 mesi, se il Pd si batterà con convinzione per queste cose e candiderà Renzi come premier, si sarà guadagnato una ritrovata credibilità e si batterà alle elezioni per prendere, anche da solo, il 40% dei voti. Ma attenzione, militanti del Pd: questo del 2013 è davvero il vostro ultimo treno.