Nella contemporaneità, lo spirito di Olimpia viene riproposto con il grande progetto Thank you Olympia, il cui scopo è promuovere una grande festa dello sport aperta a tutti i vincitori di medaglia olimpica viventi, ma anche ai giovani atleti e agli appassionati.

I principali referenti di Thank you Olympia sono, nel nostro contesto nazionale, lo storico della filosofia antica Livio Rossetti e, in quello internazionale, la filosofa dello sport Heather Reid. Quest’ultima, in quello che può essere considerato il “manifesto” di quest’iniziativa, Gli intellettuali ad Olimpia, chiarisce come le olimpiadi non fossero soltanto, almeno alle origini, un evento sportivo, ma anche occasione di incontro e di dibattito per filosofi, storici, poeti e drammaturghi.

Da un punto di vista cronologico, lo sport è molto più antico della filosofia. Però, entrambi presentano dei tratti comuni: il carattere aperto, libero, plurale che esalta una competizione fondata sul dialogo.

Ma che cosa hanno in comune lo sport e la ricerca filosofica? Possono ispirarsi a quell’“elogio della gentilezza” i cui tratti sono stati descritti dallo psicoanalista contemporaneo Adam Phillips e dalla storica Barbara Taylor. Lo spirito olimpico – una forma comunitaria sportiva e, nel contempo, intellettuale – ritroverebbe la sua origine in quel principio di ascendenza stoica, secondo cui tutti, nella stessa misura, fanno parte della grande “comunità della ragione” e risultano preziosi gli uni agli altri in vista della loro comune umanità.

“Il mondo – ammoniva l’imperatore di formazione stoica Marco Aurelio – è una sola città”: i cittadini sono uniti dalla legge comune dell’intelligenza e della ragione. Il “proprio dell’uomo”, continua Marco Aurelio, è la benevolenza verso i propri simili. “Nessun uomo è un’isola”, scrive secoli più tardi John Donne.

Nasce in questo contesto l’“elogio della gentilezza” che procede in direzione diametralmente inversa da quella prospettata da due intellettuali contemporanei: David Brooks nel suo L’animale sociale e Francis Fukuyama con Le origini dell’ordinamento politico, I due saggi, pur seguendo traiettorie diverse, si incontrano in un assunto comune. I due autori condividono una prospettiva di conservatorismo moderato basata su una costitutiva conflittualità umana, decisiva per la genesi degli ordinamenti politici.

Lo spirito di Olympia e quello della ricerca filosofica indicano, invece, una via profondamente diversa: la profonda e armonica unità della natura umana. Non è casuale la scelta di un’aggettivazione musicale (‘armonica’): proprio la musica, infatti, riesce a trasmettere, meglio di ogni altra arte, lo spirito di Olympia.

Basti ricordare un solo esempio: uno dei libri più filosoficamente rilevanti sul calcio, Team building del grande tecnico dell’Olanda, René Michels. La tesi centrale del libro si sviluppa intorno alla comparazione tra squadra e orchestra. Lo stesso autore rivela di ispirarsi alla direzione d’orchestra di Leonard Bernstein. La squadra-orchestra, infatti, è una squadra che riesce a esprimere un calcio totale, ricercando un’orchestrazione polifonica legata all’armonia e al contrappunto, come espressioni di profonda unità.

La musica, come la ricerca filosofica, riesce a cogliere e comunicare la dimensione “gentile” e “benevola”, che caratterizza lo spirito atletico dell’antica Olympia e della sua ripresa contemporanea.