Sono le otto di un’interminabile sera elettorale ma non è vero che tutto è incertissimo: alcuni risultati sono ormai certi.

Il primo risultato certo è il calo dei votanti. Lo si deplora sempre, ipocritamente: ma se qualcuno pensa davvero che tutti facciano egualmente schifo, allora è meglio che se ne stia a casa, piuttosto che combinare guai peggiori.

Il secondo risultato certo è l’irrilevanza della lista di Antonio Ingroia, cannibalizzata da Grillo, e anche di quella di Mario Monti, lontanissima dal quindici per cento ipotizzato da Pierferdinando Casini. Con Monti, tramonta definitivamente la prospettiva di una seria destra europea: non appena l’eventualità si affaccia, gli italiani non si buttano a sinistra, come diceva Totò, ma si buttano proprio via.

Il terzo risultato certo è che il cadavere di Silvio Berlusconi, che Pierluigi Bersani aspettava sulla riva del fiume, è ancora vivo, anzi, con un ultimo colpo di coda, potrebbe persino scippare la Camera. Evidentemente, non solo promettere paga, specie se gli altri non promettono nulla, ma pagano anche le porcate come il Porcellum, che danno alla destra la maggioranza relativa al Senato al centrodestra, con un risultato numerico inferiore alla sinistra.

Il quarto risultato certo è la sconfitta dei realisti, alla Pierluigi Bersani: quelli che, credendo ai sondaggi e, prima ancora, alla razionalità della democrazia, pensavano di avere già vinto. E a questo punto è chiaro che, se mai si tornerà a votare entro l’anno, il candidato della sinistra non potrà essere lui ma un altro, capace di andare oltre il bacino elettorale della sinistra: e tutti sanno chi è.

Il quinto risultato certo è il trionfo della lista di Beppe Grillo: ma non a spese della destra, bensì della sinistra. Gli esperti ci spiegheranno meglio come sono andati i flussi elettorali, ma una cosa sembra già chiara: in un paese da sempre diviso fra destra e sinistra, vince chi riesce a mobilitare i suoi, Berlusconi c’è riuscito, Bersani no, ed è fra gli elettori del Pd che ha pescato Grillo.

Che dire? Un impolitico che credesse anche nella divina provvidenza direbbe che Grillo è la punizione dei nostri peccati, la vendetta del berlusconismo; un osservatore spassionato direbbe che l’Italia è stata ed è la cavia di due esperimenti mediatici, il berlusconismo e il grillismo, che prima o poi qualcuno importerà nel cuore dell’Impero. Ma io non sono né un impolitico né un osservatore spassionato, e spero solo che grillini e sinistra facciano ancora in tempo a incontrarsi, per salvare quello che resta di questo paese.