Aldo Ricci, in un post su ilfattoquotidiano.it, riporta e commenta la notizia islandese sulla consultazione nazionale finalizzata ad inibire l’accesso ai siti pornografici che coinvolgerebbe l’intera popolazione dell’isola. Non so se sia fattibile ma presumo che se c’è un dibattito in corso la soluzione tecnica possa esserci.

Scrive, correttamente, che la questione viene posta dalla stessa Premier islandese ai fini di tutelare l’adolescenza troppo esposta all’invadenza di un pornografia che si è fatta industria tra le maggiori.

La questione mi sembra di un certo interesse perché pone enormi quesiti in merito alla libertà individuale ed alla eterna questione sull’efficacia della proibizione. Volendo tributare al neuropsichiatra infantile Bollea gran parte delle nostre conoscenze in merito allo sviluppo psichico degli adolescenti non si può dimenticare come ricordasse che uno dei fattori di equilibrio di un ragazzo era frutto di una sostanziale e parallela crescita sul piano emotivo e sul piano cognitivo. Grazie alle tecnologie, un ragazzino di 14 anni oggi ha un bagaglio di conoscenza di gran lunga superiore ad un ragazzo cresciuto venti anni prima pur rimanendo, dal punto di vista emotivo, in tutto e per tutto eguale a lui.

La questione “pornografia”, a mio parere, si pone all’interno di questo paradigma: quanto il vedere e assistere ad una declinazione pornografica dei rapporti sessuali di facile accesso, possa influenzare, in una mente giovane e giovanissima, il proprio comportamento e, soprattutto la futura sfera emotiva e sentimentale. A titolo di esempio personale posso dire che nei miei colloqui con giovani adolescenti questo tema non emerge mai e, al contrario, proprio negli adolescenti c’è una ricerca di affettività di tutto rispetto.

Occorrerebbero ricerche serie ma sopratutto occorrerebbe che il mondo adulto si liberasse dagli immani sensi di colpa che ancora troppo lo legano alla discussione sulla pornografia. Mi sembra che una forma di rieducazione sentimentale debba partire dal nostro mondo se vogliamo, successivamente, intervenire, autorevolmente, sul mondo dei nostri figli. Il che non significa non porsi in una dimensione fortemente critica nei confronti dell’industria del sesso che tende a riassumere questa esperienza nelle forme e nei contenuti, con donne quasi sempre assimilate a vestali del piacere altrui. Ma come dovrebbe accadere per fenomeni dalle dimensioni oceaniche, il fenomeno va governato più che contrastato.

Credo che la dimensione erotica del nostro essere non possa prescindere dal fatto che la pornografia riassume, in maniera rozza e grossolana, una buona parte di fantasie che sotto le lenzuola prendono forma in molti più letti di quanto si pensi. Ipotizzare che tale declinazione anche se rozza, sia foriera di violenza su ragazzi e ragazze adolescenti mi sembra una forzatura. Ragione per la quale, se fossi islandese e dovessi dire la mia non vorrei mai proibire. Pur essendo padre.