Nonostante abbia dichiarato utili per 1,3 miliardi di dollari, nel 2012 Facebook non ha pagato all’erario degli Stati Uniti neanche un dollaro di tasse. Non solo: riceverà dallo Stato un rimborso di 429 milioni in detrazioni. Lo si legge nel report pubblicato il 14 febbraio da Citizens for Tax Justice. Non c’è nulla di illegale, l’azienda sfrutta una delle scappatoie di cui il sistema fiscale è costellato e che favoriscono sempre le grandi corporation: alcune categorie di aziende sono autorizzate a considerare le stock options con cui vengono pagati i dirigenti come una spesa che riduce i profitti e per questo la legge dà loro diritto ad una serie di detrazioni.

E Facebook – spiega l’agenzia di stampa Usa Bloomberg News – fa un grosso utilizzo di executive stock options. Ma il colosso del social networking non è da solo: secondo l’associazione no-profit che si batte per la riforma del sistema fiscale, 26 delle più grandi compagnie del Paese non hanno pagato tasse tra il 2008 e il 2011. La legge glielo consente, mentre l’amministrazione Obama sta cercando di ripianare il debito pubblico alzando la pressione fiscale sulla classe media e sui poveri.

Il 30 gennaio scorso, Facebook ha pubblicato il primo resoconto finanziario annuale da quando è sbarcata a Wall Street, nel maggio del 2012. Nascoste a piè di pagina, alcune notarelle svelavano un segreto sfuggito ai più. Gli amministratori del colosso creato da Mark Zuckerberg sono stati abili nello sfruttare un particolare tipo di agevolazione fiscale: la deducibilità delle stock options per i manager.

Uno stratagemma che ha ridotto di 1,033 miliardi di dollari (compresi i rimborsi per 451 milioni previsti per gli anni precedenti) la cifra dovuta allo stato della California, dove ha sede il quartier generale di Fb, e all’Internal Revenue Service, l’agenzia delle tasse del governo federale. Ma non è il solo vantaggio che Facebook ha tratto dallo sbarco sul mercato azionario: Zuckerberg – scrive Citizens for Tax Justice – potrà usufruire nei prossimi anni di ulteriori 2,17 miliardi di dollari in detrazioni. Che, sommati a quelli già risparmiati, portano a quota 3,2 miliardi l’ammontare delle deduzioni cui il colosso di Menlo Park ha diritto.

La parola magica è sempre la stesa: stock option, lo strumento finanziario che dà il diritto di acquistare azioni di una società ad un determinato prezzo d’esercizio a partire da una determinata data e che può costituire una componente importante nei salari dei manager. Quando le opzioni vengono esercitate, la legge statunitense consente alle aziende dichiarare meno profitti e, di conseguenza, di usufruire di una detrazione per la differenza tra ciò che i dipendenti pagano per il titolo e il suo valore effettivo.

La pratica di pagare i dirigenti, ma anche alcune categorie di impiegati, con le stock options è ancora molto diffusa nonostante il crollo delle Borse, tanto che tra il 2008 e il 2011 sono state 26 le corporation che non hanno pagato tasse. Lo si legge in un rapporto in cui Citizens for Tax Justice e l’Institute on Taxation and Economic Policy hanno calcolato quanto versano ogni anno i giganti che figurano nella Fortune 500, la lista delle 500 più grandi aziende degli Usa compilata ogni anno dalla rivista Fortune: in 3 anni colossi da miliardi e miliardi di introiti come General Electric, Boeing, Mattel, Wells Fargo, Verizon Communications non avrebbero versato neanche un dollaro.

Altre tre compagnie hanno versato il 3,1%, invece del 35% previsto dalla legge. Un’altra si è fermata al 10,9%. Se queste 30 aziende, hanno calcolato le due organizzazioni, avesse pagato il dovuto, nelle casse dello Stato sarebbero entrati 78,3 miliardi, una boccata d’aria in un Paese in cui il governo è alle prese con un debito pubblico da 6 trilioni di dollari e in cui le tasse continuano ad aumentare, soprattutto a danno della classe mediai: le legge con cui il Congresso è riuscito ad evitare temporaneamente il fiscal cliff ha portato dal 4,2 al 6,2% la Federal Insurance Contributions Act tax, la porzione dell’imposta sul salario destinata ai programmi Social Security e Medicare, mentre anche l’aliquota per chi guadagna oltre 400mila dollari è salita dal 35% al 39,6 per cento.

Ma Capitol Hill ha fatto poco o nulla per far pagare le corporation. Nel 2011 il senatore Carl Levin, democratico del Michigan, ha presentato lo Ending Excess Executive Corporate Deductions for Stock Options Act, il cui intento è quello di impedire alle compagnie di detrarre le stock options per un valore più elevato rispetto alle spese registrate: un provvedimento che, secondo Levin, garantirebbe tra i 12 e i 61 miliardi di entrate annuali. Il Congresso, però, finora non è riuscito ad approvarlo.