Ho tre ore di tempo per parlare ai miei studenti del corso di sostenibilità che insegno, dell’uso di fonti fossili e dei problemi che comportano. Ho insegnato questa classe tante volte ormai. Lo faccio per amore, non sono obbligata a farlo, ma considerato che ho imparato tanto in questi anni sul petrolio e derivati mi pare giusto condividere e discuterne con gli studenti.

Durante la presentazione parlo loro del fracking, delle Tar Sands, della Nigeria. Parlo delle Cancer Alleys in Louisiana ed in California. Parlo del nostro consumo sfrenato di petrolio da americani, parlo loro della vita intorno a una raffineria. Ci sono dei video ogni tanto. E poi ci sono domande, commenti, discussioni. E’ sempre molto stimolante sentire cosa hanno da dire i ragazzi.

Tutto questo però oggi 8 Febbraio 2013 non s’ha da fare.

Questo giorno è presente sul nostro campus il Prof. James Porter che ci darà una lezione sulle armi da guerra a Porto Rico e ai suoi effetti sulla natura e sull’ecologia. Mi dicono che devo portarci tutta la classe.

Ci vado un po di malavoglia. Mi spezzerà  il mio discorso a metà e chissà sarà una cosa noiosa ed accademica, con numeri e cifre e la mia mente sarà altrove.

Arrivo. Mi siedo dietro con tutte le mie scartoffie. Chissà, magari riesco a fare dell’altro mentre che lui parla.

E poi invece…dopo 5 minuti che il professor Porter parlava ero completamente presa da questo signore di 50 anni, americano in tutto e per tutto. Per la sua innocenza, per il nero che è nero e il bianco che è bianco, per la sua pulizia morale, per i suoi ideali, e per le cose che ci ha detto.

Alla fine degli anni ’90 il governo di Porto Rico – un protettorato Usa – chiede al Prof. Porter, esperto di barriere coralline, di fare delle ispezioni sui coralli dell’isola di Vieques.

Questa isola di 7,000 abitanti era usata da 60 anni circa dalla marina Usa per le esercitazioni navali ed aeree. Ci sparavano bombe per testarle. Ma le bombe non sono cioccolatini, e hanno dentro composti chimici cancerogeni e tossici. E ovviamente tutte le armi detonate sono rimaste lì, sui fondali del mare e sui prati di Vieques.

L’accordo fra il governo Usa e Porto Rico era che la barriera corallina di Vieques, fra le più straordinarie del continente americano, non sarebbe stato bombardato. Il governo di Porto Rico dopo 60 anni voleva solo accertarsi se questo fosse verità.

Come da copione, il prof. Porter arriva con la sua troupe e trova la barriera corallina in uno stato penoso. Scopre bombe esplose e non esplose, proiettili e liquidi esplosivi sui fondali. Fa analizzare il tutto e scopre concentrazioni elevatissime ed inaccettabili di arsenico, di benzene e di altre sostanze tossiche per il mare e per i coralli. Scopre anche cartine dell’esercito Usa che mostrano chiaramente che la barriera corallina fosse un target delle esercitazioni, sebbene non fosse questo l’accordo stipulato.

Il prof. Porter presenta il suo rapporto alle autorità portoricane. Il suo lavoro ufficiale era finito. E invece, era solo l’inizio. Non poteva lasciare la sua opera a metà. Adesso sentiva la responsabilità di aggiustare l’aggiustabile. E così il prof. Porter scopre che tutte queste sostanze tossiche sono presenti non solo in acqua, ma anche nei campi, nei corpi e nelle vite delle persone. E infatti, neanche a farlo apposta i cittadini di Vieques hanno i tassi di tumore più elevati di tutte le isole dei Caraibi. Inizia allora il suo nuovo lavoro, non da scienziato, ma da attivista.

Sa che l’esercito Usa non ammetterà mai che questi bombardamenti siano nocivi e anche se lo farà dirà che è tutto nell’interesse nazionale. Ma lui insiste. Scrive, denuncia, va in televisione. Porta con se i vari rappresentati dei cittadini di Porto Rico. E’ un lungo tira e molla, ma alla fine, grazie anche a tutto il polverone sollevato dal Prof. Porter,nel 2005 il governo Usa accetta di fermare le esercitazioni belliche su Vieques. Si, l’esercito più potente del mondo smette di fare bombardamenti su isola di 7000 abitanti per salvare coralli e persone.

Ma il suo lavoro non è ancora finito. Anche se le esercitazioni sono ferme, le vecchie bombe sono ancora li, a scaricare materiale tossico nel mare.

E allora il Prof. Porter va dai suoi colleghi di ingegneria e costruisce un prototipo meccanico, un robot, per identificare e raccogliere tutti questi rimasugli bellici sul fondo del mare in modo da poterli caricare su navi e portarli via – tutto in modo automatico. Secondo le sue stime ci vogliono al massimo 2 milioni di dollari per ripulire il mare di Vieques.

Questi sono tanti soldi per me e per te, ma per le milizie Usa sono bazzeccole. Hanno un budget di vari trillioni di dollari – e cioè varie migliaia di miliardi di dollari. Obama si è preso l’impegno – sollecitato dallo stesso Porter – di iniziare le operazioni di pulizia, ma per ora e’ ancora tutto fermo. Ma lui non demorde. La testardaggine di una persona sola che riesce a far fermare i bombardamenti militari Usa a Porto Rico è una storia ammirevole e che lascia un senso di speranza, la speranza che non è tutto perso su questo pianeta e che ci sono ancora anime nobili.

Chi gliel’ ha fatto fare? Sono quasi 15 anni che porta avanti questa sua missione per un isola che non era sua, ma che lo è diventata.

Alla fine del discorso ha detto ai ragazzi: prendete le cose che imparate qui e cambiate il mondo.  Ha detto: arriva un momento che uno deve lasciare la comodità della vita accademica e usare le cose che si sanno e che si hanno e che si insegnano per tutto resto del mondo che c’è là fuori.

Ci ha detto che occorre “become the boxer if you have to” e che la sua lotta a un certo punto non era più per l’ambiente o per i coralli. Era per i diritti umani. Era che non era giusto che la gente si ammalasse di cancro per il nostro “interesse nazionale“.

Che bella che è stata quell’ora con il professor James Porter. Alla fine, gli sono andata vicino e l’ho ringraziato.

E poi siamo andati in classe, per l’ultima oretta che era rimasta con gli studenti. 

Invece della presentazione da 3 ore che avevo già preparato ho tirato fuori una presentazione vecchia della storia del Centro Oli d’Abruzzo, gliel’ho raccontata, gli ho fatto vedere un po di foto di Punta Aderci e della costa teatina e del lago di Bomba e delle vigne, e per un pò mi sono sentita boxer anche io.