Un fondo pubblico per togliere le castagne dal fuoco di Rcs. Mentre i giornalisti del Corriere della Sera e di tutta la Rcs Mediagroup sono riuniti in assemblea per valutare i tempi e le modalità di protesta nei confronti del piano tagli annunciato oggi, in politica c’è già chi pensa a un piano di salvataggio pubblico. Va in questo senso la proposta lanciata da Vincenzo Vita (Pd).

“La pesantissima crisi che sta investendo il gruppo Rcs apre uno squarcio drammatico sulla situazione reale del mondo dell’editoria italiana”, ha detto il senato dei democratici che è anche Vicepresidente della commissione Cultura del Senato. Secondo Vita “si può temere, in verità, che il dramma non sia limitato a un solo gruppo”, anche se il senatore dimentica che la fonte dei guai di Rcs è l’acquisto a cifre folli della spagnola Recoletos dalla famiglia Botin avvenuto nel 2007, come ricordato dagli stessi giornalisti del gruppo in numerosi comunicati sindacali.

“Da tempo stiamo dicendo che se non si fa una scelta strategica, istituendo un vero e proprio fondo straordinario per la libertà di informazione, il sistema arriverà al passaggio definitivo dell’era tecnologica con una quantità impressionante di crisi aziendali”, osserva Vita. “Si tratta di un fondo straordinario, che potrebbe trarre almeno una parte delle risorse dall’indifferibile asta delle frequenze televisive, da immaginare come un superamento dell’attuale stiracchiatissimo fondo per l’Editoria. Così come è indispensabile un intervento sugli ammortizzatori sociali, prima che sia troppo tardi”, conclude.