Che il Pdl si sia trasformato in una Forza Italia 2.0 lo si capisce anche guardando cosa è successo all’organizzazione giovanile del partito. Fino a poche settimane fa tra le fila degli under35 azzurri  la componente degli ex An era fortissima, talmente autorevole in termini di tesserati e militanti da riuscire quasi sempre a mettere un freno alle derive ultra-berlusconiane dei fedelissimi del Cav. A settembre, durante il consueto raduno di Atreju, si era addirittura levata una piccola contestazione nei confronti di Angelino Alfano quando il segretario del Pdl aveva escluso la possibilità di convocare le primarie in caso di ridiscesa in campo di Berlusconi.

Dopo l’uscita di Giorgia Meloni dal Pdl però le cose sono molto cambiate. La “diarchia” che reggeva il movimento a livello nazionale e sui territori è stata spazzata via da una serie di direttive di via dell’Umiltà, e la quota 50-50 tra ex An e forzisti che spartiva le cariche del movimento è stata divorata da una pesante iniezione di azzurro. La giovanile pidiellina si è trasformata a tutti gli effetti nella “Càmpora berlusconiana” che la coordinatrice nazionale Annagrazia Calabria ha sempre sognato e perseguito.

Di certo hanno pesato le dimissioni del presidente nazionale Marco Perissa, passato a Fratelli d’Italia, e del leader romano Cesare Giardina, anche lui approdato al movimento della Meloni. Ma la corrente degli ex ragazzi di Azione Giovani sarebbe stata ancora viva se ai piani alti del partito qualcuno l’avesse difesa.  “Ma Gasparri da solo ormai non ha più la forza di garantire quella componente”, confida un dirigente passato con l’ex ministro della Gioventù.

Pochi giorni fa da via dell’Umiltà è partita una circolare di Angelino Alfano in cui sostanzialmente venivano “epurati” dalla carica i dirigenti del movimento giovanile che avessero aderito ad altri movimenti extra Pdl. Ovviamente si trattava dei meloniani passati a Fdi. E fin qui nulla di strano. A scatenare le polemiche interne è stata la decisione assunta dal vertice del Pdl di non sostituire i dirigenti esclusi assegnando gli stessi incarichi agli ex An rimasti nel movimento, preferendo invece affidare tutti i poteri ad un coordinatore unico di stretta osservanza berlusconiana.

 “La Giovane Italia in tempi precocissimi è passata da essere un movimento giovanile ad essere una commissione di un partito” attacca Paolo Spath, ex presidente della Giovane Italia di Ferrara e ora coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia. “Ormai la loro massima aspirazione è fare manovalanza per decisioni prese dall’alto”.