Aria di “inciucio” tra Bersani e Monti? Il corteggiamento a distanza tra i due continua, ma l’uscita pubblica di Nichi Vendola (“Il Pd non rompa l’alleanza per andare con Monti”) è servita a porre l’ennesimo paletto tra il Partito democratico e la coalizione di centro. Perché dopo l’appello del leader di Sel e la successiva mano tesa di Monti (“Alleanza? Il Pd faccia le sue scelte”), il segretario dei democratici ha dovuto rispondere in maniera netta: “Il mio polo è il mio polo e che nessuno lo tocchi. A partire da lì sono pronto a discutere”. Al che Mario Monti ha pensato bene di chiudere la questione, definendo “interessante questa valutazione ma non esiste alcun accordo, né alcuna conversazione in vista di accordi con nessun’altra forza politica”. Ma non per sempre, visto che per il Professore “queste cose saranno per il dopo elezioni”.

E’ questa l’aria che si respira il giorno dopo l’esplicita apertura di Bersani a un’alleanza con il Professore dopo le elezioni. Una giornata aperta da Nichi Vendola, che non ci sta e avverte il segretario democratico: “Spero che Bersani non si voglia assumere la responsabilità di rompere l’alleanza del centrosinistra”, afferma il segretario di Sel in un intervento al teatro Eliseo di Roma. ”Il voto a Sel è la polizza assicurativa per gli elettori di sinistra e la garanzia della non invadenza dell’ipoteca pesante di Monti”. E aggiunge: ”Bersani ha fatto riferimento al tema pregiudiziali dei programmi e nei fatti quelli di Monti e del centrosinistra sono inconciliabili”.

Tanto per chiarire, il presidente della Puglia spiega che i veri alleati del centrosinistra vanno “dalla Cgil a chi lotta contro la precarietà del lavoro, tranne uno: Monti”. L’altra frattura con il premier tecnico è sui “diritti civili“. Tema sul quale, secondo Vendola, Monti “farfuglia mentre in altri Paesi, dalla Gran Bretagna alla Francia e agli Usa, aprono con coraggio al vento pulito dei diritti di libertà”. Il professore appartiene insomma a un “un accrocco di liberisti e bigotti”.

LA SINDROME DI PRODI. Il rapporto Bersani-Monti dopo il voto continua a tenere banco anche sui media. ”A dire la verità io ripeto come una giaculatoria la solita formula: il Pd è alternativo a Berlusconi e alla Lega, chiedo il 51 per cento ma lo userò come il 49 e quindi sono disponibilissimo a discutere con Monti, vedremo se fare riforme o governo”, spiega il segretario del Pd a Radio Anch’io.

Monti ribatte a distanza: “Da qui alla formazione del prossimo governo c’è circa un secolo, quindi sono temi prematuri”, risponde ai cronisti che gli chiedono se sarà disponibile a diventare ministro di un prossimo governo a guida Bersani o anche Berlusconi. Per risolvere “le emergenze dell’Italia”, aggiunge, serve “una coalizione larga di tutti coloro che hanno la seria volontà di fare le riforme. E’ questo il criterio al quale ci ispireremo. Saremo pronti a collaborare con tutti e solo con quelli che sono disposti a fare veramente le riforme”. Poi il cenno diretto ad un possibile patto con Pier Luigi Bersani: “Non c’è stato nessun accordo fra Bersani e me, fra nessuno e Scelta Civica: il tema delle alleanze – ribadisce il Professore – è prematuro, verrà dopo il voto. Immagino che se Bersani è interessato, come ha dichiarato, a una collaborazione con le forze che rappresento – sottolinea Monti – dovrà fare delle scelte all’interno del suo polo”. Chiaro il parere del premier, da Verona. E ancora più chiaro il riferimento a quelle scelte che dovrà fare Bersani: scelte che hanno un nome e un cognome: Nichi Vendola.

E così prende corpo la sindrome di Prodi, un possibile scenario simile a quello del 2006, di un centrosinistra vincente, ma senza i numeri al senato e con alleanze traballanti. Ai giornalisti che lo evocano, Bersani risponde: “No, assolutamente: nel 2006 non c’era il Pd ed eravamo 12 partiti, ora c’è il Pd e c’è questo patto tra noi. Capisco i timori per l’antica ammaccatura, ma siamo in un orizzonte totalmente diverso”. 

BERLUSCONI E LA RIMONTA. Altro tema caldo, la rimonta di Silvio Berlusconi nei sondaggi. Il leader del Pdl afferma di esere ormai in “corsia di sorpasso“, e, intervistato a Radio 24 afferma: “I sondaggi di Pagnoncelli sono sempre restrittivi verso di noi; noi crediamo a quelli di Euromedia della signora Ghisleri che hanno sempre indovinato i risultati delle ultime elezioni. L’ultimo sondaggio ci dà 2,3 punti meno del centrosinistra”. Berlusconi “sente” il recupero possibile, anche perché “i cittadini non si sono ancora fatti certi della nostra volontà di realizzare il nostro programma, la nostra idea sull’Imu, anche perché tutti si sono messi contro di noi”.

Bersani però non si mostra preoccupato. “Non sento il fiato sul collo di Berlusconi, sento che sta richiamando i suoi”, dice ancora a Radio Anch’io. “Ho sempre pensato che la destra esiste, ma quando sento parlare di sorpasso, rispondo ‘col binocolo‘, perché io guardo poco i sondaggi, l’orecchio a terra io lo tengo, e mi sembra di capire cosa pensano gli elettori, sento che ci sono molti problemi che in questa campagna elettorale non vengono affrontati”. In definitiva, “Berlusconi si rimpannuccia con le sue forze, che sono quelle che ha”.

“LEGGI AD PERSONAM? UNA LEGGENDA”. Al canovaccio che va portando di tv – “Ieri ho fatto 8 televisioni locali, 45 minuti ciascuna”, si è fintamente lamentato intervenendo all’Associazione costruttori edili – Berlusconi aggiunge una nuova versione della storia delle leggi ad personam: ”Sulle leggi ad personam ci sono tante leggende. Non sono leggi ad personam, servono a tutti i cittadini, magari nascono dall’esperienza personale su fatti che non voglio che poi accadano ai cittadini”.

PD-INGROIA, POLEMICA CONTINUA. Volgono al peggio anche i rapporti tra Pd e Rivoluzione civile. Non si ferma, infatti, la polemica sulle richieste di desistenza che il movimento di Ingroia avrebbe ricevuto per non ostacolare i democratici nelle regioni in bilico al Senato. ”Sono allibito, non ho mai fatto proposte di questo genere”, replica Bersani. “Su questo punto sono girate un sacco di chiacchiere. Ho sempre detto in pubblico e in privato che tutti i voti sono utili, ma per battere Berlusconi ce ne è solo uno”.

Ma subito scatta la reprimenda di Antonio Di Pietro, candidato nel movimento del magistrato siciliano: “O Bersani non è informato di ciò che fanno i suoi dirigenti e non legge la posta, perché io personalmente gli ho scritto, oppure è costretto a mentire, per non far sapere che prima non ha voluto fare un’alleanza con noi, convinto com’era della vittoria facile, e oggi, che si sente franare il terreno sotto i piedi, nega di aver proposto a Rivoluzione Civile un atto di desistenza”. Di Pietro aggiunge che, nonostante questo, “l’Idv intende ricostruire un’alleanza di centrosinistra come sta già avvenendo a livello territoriale. Lo dimostrano gli accordi già raggiunti in vista delle elezioni amministrative in Lombardia, in Molise, in Friuli e in Puglia”.