Nella gioia di molti commentatori e blogger a cui non difetta un certo masochismo, pare che le performance sondaggistiche di Beppe Grillo e di Ingroia, ed il relativo invito a voti disgiunti per ottimizzare la dimensione oppositiva al futuro governo, rappresentino l’inizio di un cambiamento.

Posizione legittima ma poco convincente: speculare a Berlusconi, Di Pietro ha rappresentato in questi anni la punta di diamante di una opposizione inconcludente che, nella migliore delle ipotesi, è servita alla popolarità del ex magistrato e nella peggiore a dimostrare che il “fare politica”, non solo nella maggioranza ma anche nella opposizione, si è definitivamente eclissato. La costruzione del nemico, il comunismo per Berlusconi e Berlusconi stesso per Di Pietro, li ha uniti in una ideale concezione della politica che, nella foga dell’annullamento dell’altro, ha lasciato il nostro paese al palo.

La politica intesa a regolare istanze ed interessi, talvolta in netta contrapposizione tra loro, e a dirimere conflitti pare scomparsa quale concetto nobile di governo sostituita, vistosa traccia, dalle mille semplificazioni e dalla retorica ad uso e consumo di italiani creduloni. In alternativa dalla demagogia che, caso unico al mondo, prosegue dannosa la propria azione anche dopo le campagne elettorali.

Grillo non è diverso: anche lui urla al mondo soluzioni che, nell’esempio di governo di una piccola città, si frantumano con la realtà fatta di leggi, vincoli, impegni e che necessita di infinite mediazioni e non di proclami.

Le tifoserie sono ben salde in curva e il gioco (politica e complessità) pare avere perso interesse sostituito dalla attenzione al tifoso avversario. Onestà contro disonestà, partito del privato contro partito dello stato, vecchio contro nuovo, rappresentano forme infantili di una nuova lotta di classe che condannano questo paese ad una forma di recessione politica che è ben più grave di quella economica.

Le urla che sostituiscono il ragionamento hanno raggiunto il parossismo di una patologia che, in un futuro e fantasioso Eden (Grillo) o nella salvezza della legalità e nel passato di un sindacalismo novecentesco (Ingroia) trova il proprio baricentro. Ed allora ha gioco facile la cialtroneria di una destra che, in mano a burocrati e politicanti, l’eden lo promette in terra e dilata i confini della legalità all’infinito.

Il chiasso di questa compagnia di giro sommerge le poche voci di chi tenta, ancora, di trovare una soluzione ad una giustizia eclissata, ad una burocrazia impazzita, ad una tassazione insopportabile. Finirà con la certezza che chi tenta di ragionare ha comunque torto.

Con sommo gaudio di nani politici come Berlusconi, Ingroia e Grillo che solo in Italia si fanno giganti.