Questa settimana La7 potrebbe conoscere il nuovo proprietario, ai telespettatori deve interessare molto, soprattutto a quelli che si sono affezionati negli ultimi anni per un difetto di concorrenza che ha plasmato questa televisione indipendente come erba selvatica in un campo minato. Non importa chi sarà il padrone designato, il destinatario di un regalo che irride qualsiasi logica finanziaria e commerciale. E non importa neppure se il fortunato sarà Urbano Cairo con tutte le sue contraddizioni e tutte le sue amicizie che risalgono ai tempi in Fininvest accanto a Silvio Berlusconi

Non è sbagliato dire che la politica debba fare la politica e non impicciarsi di fatti economici o editoriali, però la questione La7 è una questione nazionale, che va ben oltre i 3 o 4 punti di share che tratteggiano un profilo basso. La7 ha un potenziale enorme che ha smesso di restare in teoria perché la pratica l’ha dimostrato, e non soltanto una volta, ma per puntate e puntate, programmi e programmi, senza stare qui a citare Corrado Formigli, Michele Santoro, Enrico Mentana, Lilli Gruber o Maurizio Crozza. Se La7 fosse depotenziata, la televisione tornerebbe indietro a un duopolio Rai-Mediasetnon più sopportabile. Non ci sono validi motivi finanziari, non in questo momento, per spingere Telecom Italia a vendere questo gioiello che si sta sgrezzando con le stagioni e i palinsesti.

E questo spiega il muro di Franco Bernabè, il presidente di Telecom al centro di una scalata di poteri che vede Mediobanca, mai ostile al Cavaliere per usare un eufemismo, spingere per la cessione a qualsiasi prezzo e a qualsiasi costo. A volte Mentana interviene nel telegiornale e rassicura il pubblico dicendo che nulla cambierà, comunque. Crediamo a Mentana. Non crediamo a un futuro indefinito che potrebbe trascinare La7 lì dove l’aveva portata Marco Tronchetti Provera, quando il patto di non belligeranza con Mediaset non era per niente tacito.

E’ assurdo pensare che Telecom, che si trascina oltre 30 miliardi di debiti, sia preoccupata di una piccola società con qualche decina di milioni di passivo, ma che ha un grosso valore editoriale. E’ ancora più folle interrompere la gestione proprio mentre gli investimenti sui palinsesti si convertono in risultati di ascolto. A chi viene in mente di spendere 100 euro su qualcosa e poi disfarsene rimettendoci altri 100 o 200 euro? Perché a Cairo verrà concessa una “dote” e Telecom genererà una perdita secca di 200 milioni di euro. Il Fatto Quotidiano ha raccontato tutti i retroscena su questa scellerata operazione, di gran lunga finta, e non c’è un elemento che possa giustificare la volontà di Mediobanca.

La politica sta zitta. Non parla. Come non ha parlato quando Berlusconi si è fatto la legge Gasparri per salvare il suo impero mediatico abusivo. Adesso che la Rai ha smesso la sua funzione di servizio pubblico, limitando i programmi d’informazione, e Mediaset non ha mai avuto bisogno di creare pubblica opinione, non resta che proteggere La7 che distribuisce notizie e dibattiti da mattina a sera. Far finta di non vedere non è soltanto un atto di ignavia, ma un danno reale a un paese democratico e libero, che vuole essere informato.

Il Fatto Quotidiano, 3 Febbraio 2013