Lo scandalo Mps e le polemiche politiche  stanno facendo diventare incandescente la campagna elettorale. Oggi il botta e risposta vede sul ring Mario Monti e Pierluigi Bersani. Che però non chiude al dialogo con il professore. Il presidente del Consiglio uscente, leader di Scelta civica, su Fb invita i partiti a stare fuori delle banche e il segretario del Pd replica a muso duro: “Sono d’accordo dieci volte. Io aggiungo via i banchieri dai partiti. Così siamo a posto”. Su Mps però interviene anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che  chiede ”chiarezza” per“tutelare l’interesse nazionale”.

Il Quirinale chiede consapevolezza dell’interesse nazionale  Il capo dello Stato, nel colloquio con il direttore del Sole 24 Ore, avverte il rischio di immagine per la Banca d’Italia e quello conseguente che potrebbe andare ad incidere sulla percezione di stabilità del nostro sistema bancario da parte dei mercati. Per questo Napolitano chiede con forza che si “manifesti quella consapevolezza dell’interesse nazionale cui sono di certo sensibili tutte le forze responsabili, ferma restando la netta distinzione tra la doverosa azione penale e le riconosciute condizioni di stabilità della banca oggetto d’indagine. ‘So quanto possano essere importanti il ruolo e l’impulso della stampa per far luce su situazioni oscure e comportamenti devianti. Sono altrettanto fermamente convinto che va salvaguardato il patrimonio di credibilità e di prestigio, anche fuori d’Italia, di storiche istituzioni pubbliche di garanzia, insieme con la riconosciuta solidità del nostro sistema bancario nel suo complesso”. Napolitano difende Bankitalia ”ha esercitato fin dall’inizio con il tradizionale rigore le funzioni di vigilanza nei limiti delle sue attribuzioni di legge. E la collaborazione che ha prestato e presta senza riserve alla magistratura è garanzia di trasparenza per l’accertamento delle responsabilità”.

Il presidente stigmatizza anche il comportamento della stampa: “La totale autonomia della magistratura nel condurre le indagini sul precedente management di Mps, come già chiarito nella nota diramata ieri dalla Procura della Repubblica di Siena, va rispettata anche evitando quella diffusione di notizie infondate che è stata questa mattina deplorata dalla stessa Procura per le sue ricadute destabilizzanti sul mercato. So quanto possano essere importanti il ruolo e l’impulso della stampa per far luce su situazioni oscure e comportamenti devianti. Sono – aggiunge Napolitano andando oltre la difesa della verità – altrettanto fermamente convinto che va salvaguardato il patrimonio di credibilità e di prestigio, anche fuori d’Italia, di storiche istituzioni pubbliche di garanzia, insieme con la riconosciuta solidità del nostro sistema bancario nel suo complesso”. 

Monti: “Fuori i partiti dalle banche”, Bersani: “Fuori i banchieri dai partiti”.  Su Mps si sono scontrati anche Monti e Bersani. Con il premier uscente che vuole fuori dalle banche i partiti e il segretario che risponde per le rime: “Fuori i banchieri partiti”. Pochi giorni fa in veste di premier, a Davos, Monti aveva invitato e evitare le “ragioni elettorali” nel dibattito pubblico sul dissesto dell’istituto senese. Ora il professore candidato contraddice le sue stesse indicazioni e traccia – su Facebook – la rotta del buon politico che si guarda dall’intrecciarsi con gli interessi finanziari: “Per il bene di tutti bisogna tenere i partiti lontani dalle banche”, scrive il premier uscente sulla sua bacheca. “Sono stato accusato in passato – sostiene – di presiedere un governo di banchieri. Ricordo solo che il decreto Salva Italia, voluto dal nostro governo, ha vietato le presenze incrociate nei consigli di amministrazione di banche e compagnie di assicurazioni concorrenti”.

“Sono anche questi intrecci di persone – aggiunge il premier – a generare i conflitti di interesse, le distorsioni al mercato e i danni al sistema finanziario. La nostra misura è stata una scelta coraggiosa e apprezzata all’estero, che migliora la concorrenza del mercato, a vantaggio dei cittadini. Un provvedimento che non può certamente essere etichettato come un favore ai ‘salotti buoni’ della finanza, anzi è un primo passo concreto e importante per arginare la commistione tra politica e finanza, che ho già definito una brutta bestia. Per il bene di tutti, dobbiamo tenere i partiti lontani dalla gestione delle banche”.

Bersani però non chiude al movimento di Monti: “Chi pensasse di creare instabilità sarebbe un irresponsabile. Ci vuole qualcuno che deve governare e contiamo di essere noi, puntando al 51 per cento, ma ragionando come se avessimo il 49 con forze nazionali, europeiste e riformiste. Per fare cosa? Per fare le riforme? Per fare un governo? Vedremo. Arriveremo a quella scadenza senza faziosità”. A una domanda sui futuri rapporti con lo schieramento di Monti il leader democratico risponde. “I problemi sono molto seri e noi siamo dunque pronti a discutere e ad aprirci. Non con chi – ha avvertito – sostiene il leghismo che ha portato alla rovina il Paese, producendo un frattura tra Nord e Sud. Bisogna chiudere dieci anni di disastri. Con tutti gli altri discutiamo volentieri”.

Berlusconi: “Bersani faccia tosta” e Grillo gli dà i domiciliari. Nella querelle si inserisce anche Silvio Berlusconi: “Non ho paura di essere sbranato, prendo atto che la politica di chi ha radici nel vecchio Pci è sempre fatta di minacce. Bersani ha la faccia tosta tutti sanno che Mps appartiene al comune di Siena che da 60 anni è governato dalla sinistra e che 13 su 15 consiglieri del Montepaschi sono di nomina da parte della sinistra”. Sul tema Mps ritorna anche Beppe Grillo che attacca nuovamente Bersani: “I dipendenti di Mps hanno investito il loro Tfr nelle azioni pagandole 5 euro, mentre adesso il titolo vale 0,22. Ho visto i correntisti preoccupati ma una banca non può fallire, a fallire sono le famiglie che hanno i depositi lì. Ho visto il piccolo azionista disperarsi per il suo risparmio che sta sfumando, mentre gli unici ad essere tranquilli sono quelli del cda”. Poi le stesse accuse al Pd pronunciate nei comizi di ieri: “A nominare questa fondazione é stata la provincia di Siena, la Regione, il Comune, che sono in mano al Pd. Non ho chiesto l’arresto di Gargamella (il nomignolo affibbiato a Bersani, ndr), non voglio che vada in galera nessuno, anche perché costerebbero altri 300 euro al giorno. Meglio che facciano i lavori socialmente utili, perché ne abbiamo bisogno”.