Carissimi 150.000 spettatori che in questi trent’anni avete assistito nelle città di Parma, Milano, Modena, Reggio Emilia, Genova, Roma, Torino, Udine, Bergamo, Trento, Ancona, Pisa, Firenze, Prato, Pistoia, Orvieto, Perugia,  Carpi, Spoleto, Cremona, Pavia, Venezia, Napoli, Ginevra, Bucarest, Tel Aviv, ad una o più delle 950 repliche de L’Istruttoria di Peter Weiss della Fondazione Teatro Due per la regia di Gigi Dall’Aglio

grazie!

Ognuno di voi, con il proprio corpo, la propria attenzione, le proprie emozioni, ha fatto sì che il rito potesse attuarsi. Noi dieci (otto attori: Roberto Abbati, Paolo Bocelli, Cristina Cattellani, Laura Cleri, Gigi Dall’Aglio, Pino L’Abbadessa, Milena Metitieri, Tania Rocchetta; un musicista, Davide Carmarino; un tecnico, Davide Sardella) per tutte le repliche vi abbiamo raccontato l’indicibile e voi, testimoni muti avete accolto la memoria storica di quei fatti facendola scorrere nelle vostre menti e nei vostri corpi.

Alcuni di voi (maschi o femmine indifferentemente) siete stati male o siete svenuti o siete fuggiti o avete pianto o avete scritto, davanti a quella parete nera, e noi vi abbiamo assistito, vi abbiamo rialzato, vi abbiamo accompagnato fuori, abbiamo assorbito la vostra sofferenza.

 

 

Mi stai leggendo tu, uomo che seduto vicino a tua figlia, sei svenuto emettendo un suono così profondo e umano che ancora risuona nelle nostre orecchie?

Sei ancora vivo tu, uomo, che a Milano negli anni novanta hai assistito ad una replica rimanendo con noi dietro alla parete, nei nostri camerini, per sentire, ma non vedere lo spettacolo e che alla fine a Giorgio Gennari che all’epoca interpretava il boia Kaduk, hai detto che tu Kaduk lo avevi conosciuto davvero?

A quanti di voi, studenti milanesi, che negli anni novanta arrivavate al mattino a vedere lo spettacolo con la birra in mano e le cuffiette nelle orecchie ho tolto le lattine e ho fatto staccare la musica? Entravate spavaldi e uscivate piangenti: qualcuno di voi ora è qui?

 

C’è qualcuno di quei ragazzini che a Carpi hanno assistito allo spettacolo seduti per terra direttamente nella scenografia? Quella mattina eravate talmente tanti che siamo stati costretti a tenervi con noi in mezzo agli oggetti che evocano il Lager, anche voi nella vostra immobilità e mutismo eravate testimonianza.

Mi stai leggendo tu che hai lasciato questa lettera attaccata a un manifesto del nostro spettacolo, la notte del 4 febbraio 2003 a Reggio Emilia, dopo aver assistito alla replica? Ecco il tuo messaggio di pace: 

Ho appena assistito a questo spettacolo. Carissimi passanti, lettori occasionali e occasionali testimoni della mia commozione, so che vi sembrerò sciocco e infinitamente ingenuo nel mio scritto, ma spero che la mia testimonianza possa toccarvi il cuore e spingervi anche solo a cinque minuti di riflessione. “Se ci pungete, non sanguiniamo?” , disse Shylock ne “Il mercante di Venezia” di Shakespeare. Era ebreo ed era perseguitato per questo. Ma oggi giorno queste parole potrebbero essere pronunciate in italiano stentato da qualsiasi immigrato nel nostro paese, in quanto anch’esso perseguitato e/o maltrattato!

Io sono Italiano, eppure provo un senso di vergogna mostruoso quando vedo scene di xenofobia da parte di miei connazionali nei confronti di qualche extracomunitario. Questo è il fiore che mi hanno donato all’uscita dello spettacolo: Morirà a breve: già nel momento in cui lo allego è intirizzito dal freddo. Morirò anch’ io, come tutti gli essere viventi. Ma se sarò riuscito a lasciare seppur il minimo segno nei vostri cuori, allora sarò un po’ più soddisfatto. T.Z.

Chi di voi, ha conservato in un libro la piccola margherita bianca che Tania tutte le sere consegna all’uscita dello spettacolo?

Chi di voi è tornato più volte a vederlo, per rinnovare la memoria, per portare un amico, per accompagnare un figlio nel frattempo nato e diventato grande?

Chi di voi era in sala tre anni fa a Pavia quando Gigi (il nostro regista) nella scena finale è caduto strappandosi i tendini del ginocchio ed è rimasto steso a terra senza emettere il più piccolo suono? Nessuno si è accorto dell’incidente e l’ambulanza è arrivata mentre l’ultimo di voi usciva dalla sala.

Mi state leggendo da Tel Aviv? Voi che non conoscevate il testo, perché mai rappresentato nella vostra terra e che avete assistito allo spettacolo in un silenzio irreale ascoltando le nostre per voi incomprensibili parole, leggendo sulla nostra parete la traduzione nella vostra scrittura che va al contrario. Quanti di voi, quelle sere avete abbracciato all’uscita Tania piangendo e bagnando le sue guance? Lei arrivava stremata in camerino carica di voci, di sguardi e di sofferenza. (Tania Rocchetta).

Quanti di voi, sopravvissuti al Lager, avete avuto la forza di venire a vedere il nostro spettacolo? Mi ricordo di te, donna anziana, che hai voluto farci vedere il tuo numero sul braccio dopo aver assistito alla replica. Quanti di voi siete figli o parenti di vittime che non sono tornate dall’inferno? E siete venuti a cercare fra le pieghe dello spettacolo una traccia della vostra famiglia?

Mi stai leggendo, uomo, che a Milano una sera hai attraversato l’ultima scena per andare a scrivere sulla parete nera GRAZIE? Siete ora qui, voi, professori di Parma, Milano, Reggio Emilia, Pavia, che ogni anno ci portate i vostri studenti per essere nostri complici nella costruzione della Memoria? (Roberto Abbati)

Vorrei ringraziare Alice, figlia di Roberto, che a 9 anni ci ha regalato la sua voce per la registrazione delCanto dei forni. E’ stato molto difficile per lei convivere con l’esperienza di quel testo registrato da bambina, tanto che, pur diventata adulta, per molto tempo non ha voluto assistere allo spettacolo. E Martina, figlia di Cristina, che ci ha regalato la sua immagine nel film girato per la Rai alla fine degli anni novanta, lei è lì, piccolina, mentre scrive sulla parete nera Canto dei forni, aveva 6 anni e aveva appena imparato a scrivere.

 

 

Io invece vorrei scusarmi con te, madre, per avere insistito quella sera, fino a convincerti, a portare fuori dalla sala il tuo bambino di otto o nove anni. Era ancora troppo piccolo per poter ascoltare e vedere questo orrore.  Anche perché noi, nonostante i 30 anni trascorsi a pronunciare queste parole e assumere su di noi questi personaggi, vittime o carnefici che siano, siamo troppo fragili per poter raccontare tutto questo ad orecchie così innocenti. Madre, potrai riportarlo tra qualche anno, noi saremo ancora qui, con il nostro carico di Memoria a scontare il nostro purgatorio e come Virgilio accompagneremo tuo figlio nell’inferno del nostro tempo. (Laura Cleri)

 

Un giudice, un difensore, un procuratore, diciotto accusati e nove testimoni anonimi sono i personaggi di quest’opera in undici canti che, come un Inferno laico e contemporaneo, trascende la rappresentazione del processo e acquista la liricità di una tragedia antica. Una sorta di viaggio agli inferi, non solo nel tempo ma anche nello spazio, in cui i personaggi, bloccati tra forma e vita, tentano con l’azione di dipingere “l’istante eterno” della storia e del ricordo. Atto di denuncia contro i criminali nazisti, L’Istruttoria venne scritto da Peter Weiss dopo aver assistito allo storico processo che si svolse a Francoforte dal 1963 al 1965 contro un gruppo di SS e di funzionari del lager di Auschwitz. Le 183 giornate del processo in cui vennero ascoltati 409 testimoni, 248 dei quali scelti tra i 1500 sopravvissuti, rappresentarono il primo tentativo da parte della Repubblica Federale Tedesca di far fronte alla questione delle responsabilità individuali, imputabili ad esecutori di ogni grado attivi nei recinti del lager. 

I disegni sono di Enrico Pantani. Le foto di Maurizio Buscarino