Con un post qui pubblicato il 9 settembre 2010, il giornalista Mauro Meggiolaro preannunciava la messa in produzione nel territorio statunitense di un salmone geneticamente modificato, l’AquAdvantage Salmon della AquaBounty Technologies, di Boston.

In realtà, i tempi per l’approvazione del salmone Ogm sono stati più lunghi del previsto, ma ora ci sono buone notizie per l’AquaBounty (forse meno per noi consumatori), in quanto l’ente preposto, la famosa Food and Drug Administration ha emesso a dicembre un parere favorevole alla produzione, un “parere ambientale” in cui si afferma che il salmone Ogm non avrebbe un “impatto significativo” sull’ambiente e che è “sicuro come il convenzionale salmone atlantico”. Ora siamo all’interno dei 60 giorni di tempo entro i quali i cittadini, anche noi, possono esprimere la propria opinione sull’argomento.

In che cosa si differenzia il salmone modificato rispetto al salmone naturale? Nel fatto che esso cresce sempre, non solo nella stagione calda, ma tutto l’anno, di modo che, anziché giungere alla taglia considerata di mercato in tre anni, vi giunge in diciotto mesi. Il parere favorevole della FDA deriva poi essenzialmente dal fatto che esso sarebbe sterile e perciò non si correrebbe il rischio di una contaminazione con il salmone non Ogm, cioè con il salmone tout court. Le uova del salmone “potenziato” verrebbero prodotte in Canada e poi spedite a Panama dove i pesci crescerebbero in terraferma (sic).

Questo del salmone Ogm è però solo l’ultimo degli insulti che questa straordinaria specie subisce. Infatti, il salmone atlantico (ve ne sono infatti diverse specie) è il pesce più allevato al mondo. Solo in Norvegia vi sono più di 800 allevamenti e, si calcola, circa 350 milioni di individui. Ma anche il Cile li alleva in grande quantità, così come la Scozia, l’Irlanda ed altre nazioni.

L’allevamento dei salmoni non è molto diverso da quello dei polli. Infatti, la crescita in mare viene incrementata con la presenza di luce continua, con potenti lampade da 1000-2000 Watt che vengono montate sulle gabbie perché l’illuminazione provoca un desiderato ritardo nella maturazione delle gonadi e le energie per la produzione degli organi sessuali impediscono l’accrescimento dell’animale con conseguenti indesiderate perdite economiche. Telecamere e macchine automatiche per la distribuzione di mangime, ovviamente contenente antibiotici ed altre sostanze chimiche per combattere i numerosi parassiti, completano il quadro della simil-vita di questi pesci. Fra tutti gli allevamenti, quelli cileni godono della peggior fama: causano un elevatissimo inquinamento del mare, distruggono preziose zone costiere (un po’ come gli allevamenti di gamberi), impoveriscono la pesca locale, e le loro carni sono spesso di scarsa qualità.

Bene, così ora avremo, oltre al salmone selvatico che si sta riducendo drasticamente a causa di malattie, pesca, inquinamento, ed al salmone gonfiato in batteria, anche il salmone brevettato prodotto a Panama.

Ah, una curiosità, i tranci di salmone croccante della Findus – società del gruppo Nestlè – derivano dal salmone allevato in Cile, lavorato in Thailandia e smerciato nell’Unione Europea. Buon appetito, ovviamente si fa per dire…