C’è stato un solo momento della conferenza stampa dalla East Room della Casa Bianca – l’ultima del suo primo mandato – in cui Barack Obama è sembrato vacillare. E’ stato quando una giornalista gli ha chiesto, piuttosto brutalmente: “Presidente , lei in altre occasioni ha già detto di non volere cedere alle richieste dei repubblicani. Poi è venuto a patti. Perché dovremmo credere che questa volta sarà diverso?”. Obama ha sbattuto leggermente gli occhi. Ha avuto qualche esitazione verbale. Quindi ha ripetuto quello che aveva già spiegato qualche minuto prima: “Non ci sarà negoziato con i repubblicani sull’innalzamento del tetto del debito”.

Barack Obama inizia il suo secondo mandato – il 21 gennaio, con la Cerimonia di Inaugurazione a Washington – con una nuova e probabilmente estenuante battaglia politica con i repubblicani. Il GOP ha già posto, nelle scorse settimane, le sue condizioni. “Per ogni dollaro di innalzamento del debito, ci deve essere un dollaro di tagli alla spesa”, hanno spiegato i repubblicani, che hanno reiterato la posizione nei minuti immediatamente successivi la fine della conferenza stampa di Obama. “Il popolo americano non sostiene un innalzamento del debito senza che allo stesso tempo sia ridotta la spesa pubblica”, ha affermato lo speaker della Camera, John Boehner.

Nel suo incontro con i giornalisti, Obama ha cercato invece di dimostrare l’esatto contrario, e cioè come “il popolo americano” sia d’accordo con lui e come lo scorso 6 novembre gli abbia dato il mandato politico per alzare il tetto del debito. Obama si è anzi oggi rivolto proprio all’americano comune, cercando di spiegare nel dettaglio che “alzare il tetto del debito non significa dare più poteri di spesa al presidente, ma semplicemente dare all’America il potere di onorare gli impegni già presi. Con i creditori stranieri. Con veterani, soldati, anziani, cui bisogna pagare salari e pensioni”.

A parte l’appello al “popolo americano”, Obama sa di giocarsi, proprio su questa questione, gran parte della sua credibilità politica e del futuro da presidente. La Casa Bianca ha cercato di descrivere l’intesa sul “baratro fiscale” come una vittoria dell’amministrazione. “Abbiamo fatto quello che volevamo, e cioè alzare le tasse per i più ricchi e tutelare la classe media”, ha ripetuto Obama in queste ore. Eppure nei giorni scorsi molte sono state le voci, all’interno del mondo progressista, che hanno criticato l’accordo, soprattutto per quanto riguarda la tassa di successione e quella sui dividendi. La sinistra liberal e democratica teme ora che nelle prossime settimane il presidente venga incontro alle richieste dei repubblicani e conceda nuovi tagli alla spesa sociale.

Obama è parso da questo punto di vista categorico: “Abbiamo già tagliato, con l’accordo del 2011, 1200 miliardi di dollari di spesa. Sono disponibile a qualche aggiustamento del Medicare”, ha detto, escludendo però di poter andare più in là. Il presidente d’altra parte sa che ogni ulteriore concessione ai repubblicani rischierebbe di farlo apparire debole, rinunciatario, oltre ad alienargli l’appoggio di gran parte del popolo democratico. L’esperienza degli scorsi quattro anni dimostra del resto che i repubblicani non si sono mai placati quando il presidente ha cercato il compromesso. Il GOP è uscito dalle elezioni 2012 ancora più frustrato e con ambizioni di una rapida rivalsa. Improbabile dunque, molto improbabile, che eventuali concessioni di Obama sui tagli alla spesa potrebbero portare a un ammorbidimento delle posizioni di molti repubblicani, soprattutto di quelli della Camera.

Eppure Obama, per poter governare i prossimi quattro anni, soprattutto per portare a termine le due riforme cui più tiene – armi e immigrazione – ha bisogno di un clima politico relativamente tranquillo, privo di tensioni eccessive. Di qui il dilemma di queste ore. Da un lato il presidente chiude alla possibilità di nuove trattative con Boehner e compagni. Dall’altro non vuole procedere ad azioni che potrebbero scatenare ancor di più l’ira degli avversari. Alcuni democratici, in questi giorni, gli hanno per esempio chiesto di appellarsi direttamente al 14esimo Emendamento e procedere autonomamente all’innalzamento del debito. Obama non ha voluto per il momento farlo, proprio per non esacerbare il contrasto. La reazione dei repubblicani al suo ultimo discorso, il secco no di Boehner e compagni, mostra che il muro contro muro è vicino e, probabilmente, inevitabile.