Un funzionario esperto. Un abile negoziatore. E’ questa la fisionomia di Jack Lew, l’attuale capo staff della Casa Bianca che Barack Obama nomina oggi segretario al Tesoro al posto di Timothy Geithner. Lew, 57 anni, un veterano dell’amministrazione Clinton, capitanerà un team economico con molte conferme rispetto al passato. Gene Sperling resta direttore del National Economic Council della Casa Bianca. Alan Krueger mantiene la guida dei consiglieri economici del presidente e Jeffrey Zients continuerà a sovrintendere sulle questioni del budget federale. 

La nomina di Lew significa soprattutto una cosa: la priorità che, nel secondo mandato, avranno le questioni fiscali e del debito. A differenza di Geithner, ex-presidente della Federal Reserve di New York, un economista con esperienza di mercati finanziari ed economia globale che servì anche ad accreditare Obama presso Wall Street, Lew è infatti soprattutto un esperto di politica fiscale. Negli anni Ottanta, da consigliere dello speaker democratico della Camera, Thomas O’Neill, Lew partecipò ai negoziati fiscali con l’amministrazione di Ronald Reagan.

Oggi le sue conoscenze e le doti di negoziatore, affinate come capo staff e prima come direttore del budget, dovrebbero servire durante i negoziati per l’innalzamento del tetto del debito, previste per i prossimi giorni. Barack Obama ha più volte annunciato di non voler in alcun modo trattare con i repubblicani – amministrazioni del passato hanno innalzato il tetto del debito senza passare per un voto parlamentare – ma è comunque certo che la questione dovrà essere discussa nell’ambito di una più generale riconsiderazione del deficit americano. I repubblicani hanno più volte spiegato di non voler sottostare alle richieste della Casa Bianca, a meno che non vengano accettate le loro richieste di tagli consistenti al Medicare e ai programmi del Social Security.

E’ probabile anche che Lew consenta a Obama una navigazione più tranquilla nel corso del suo secondo mandato. A differenza di molti consulenti economici scelti all’inizio del primo mandato – un caso per tutti, Lawrence Summers, ex-presidente di Harvard University ed ex-segretario al Tesoro, nominato nel 2009 direttore del “National Economic Council – Lew è infatti uomo di minor caratura nazionale ed internazionale, più apprezzato per le sue doti politiche ed organizzative che per quelle intellettuali, un membro dell’“inner circle” del presidente e quindi maggiormente in grado di interpretare le direttive della Casa Bianca. Desta invece qualche perplessità la capacità di Lew di sovrintendere alla riforma del sistema finanziario fissata dalla Dodd-Frank nel 2010 e ancora in larga parte da attuare. Il passato professionale di Lew a Citigroup – prima come direttore a Citi Global Wealth Management e poi come responsabile operativo nella divisione investimenti della società – potrebbero secondo alcuni frenare la sua capacità di realizzare davvero una riforma della regolamentazione di Wall Street.

Sempre nelle prossime ore dovrebbero definirsi anche altre nomine della prossima amministrazione. Resta al Dipartimento alla Giustizia Eric Holder, che in un primo tempo veniva dato per sicuro partente dopo una gestione particolarmente burrascosa del ministero (frequenti i suoi scontri con i repubblicani e con il Congresso). Conferma anche per Kathleen Sebelius alla Salute e Servizi Umani, mentre lascia il suo incarico il segretario al Lavoro, Hilda Solis, l’unico esponente ispanico di spicco del governo. L’addio della Solis, successivo a quello di Hillary Clinton, che lascia il Dipartimento di Stato, rende sempre più scarsa la presenza femminile nell’amministrazione. La cosa ha sollevato le proteste di diversi gruppi per i diritti femminili, che si sono aggiunte alle voci critiche di chi, nel prossimo governo USA, vede pochi esterni, pochi membri capaci di portare idee ed energie nuove. Praticamente tutti i nomi nuovi del secondo mandato – da John Kerry a John Brennan a Jack Lew – sono “uomini del Presidente”, suoi consulenti, amici o collaboratori di lunga data.