Silvio Berlusconi in studio a Servizio Pubblico (riguarda i video della puntata). Sulle note di ‘Granada’ parte l’attesa puntata con il Cavaliere ospite dell’arena di Michele Santoro. “C’è sempre un momento in cui c’è chi sente di avere il carattere del torero e si sente di lanciarsi nell’arena per una sfida definitiva. Noi da tempo abbiamo detto addio a Granada, città dei toreri. Non abbiamo bisogno di un torero che ammazza un toro” ha esordito Santoro. Berlusconi, appena entrato in studio, ha detto di non essere teso: “Comunque vada per me va bene”.

“Affiderebbe una sua azienda a un manager che ha gestito 8 degli ultimi 10 anni portando il paese in questa situazione?”. Questa la prima domanda di Santoro. “Se si chiamasse Silvio Berlusconi, sicuramente sì”, risponde il Cavaliere facendo un parallelo azienda-paese: “Non è che si può affidare un’azienda in crisi a chi non ha nessuna esperienza imprenditoriale”.

Poi il tema della crisi, con riferimenti alle dichiarazioni del 2011 a margine del G20 (“i ristoranti sono pieni, le prenotazioni per i voli aerei sono tantissime, non c’è un posto negli alberghi nei ponti festivi”, affermazioni peraltro già smentite dai dati). ”Io non annetto a quanto fatto come governo alcuna responsabilità” nello scoppio della crisi economica, dice Berlusconi che ha poi voluto “confermare le parole del 2009” (quando disse che il peggio della crisi era passato) quando c’era “una situazione diversa e non si era scatenata la crisi che ci avrebbe colpito successivamente”. Berlusconi cita ancora ristoranti e ponti festivi. Non c’era insomma ancora “nessun accenno ad una forte crisi: tutti pensavano che si stesse riprendendo un cammino di crescita” tanto che “la disoccupazione era inferiore all’8%, fisiologica per il nostro paese. Non chiederò scusa agli italiani per aver negato la crisi quando era al governo”.

Si affronta anche la crisi di pubblicità che sta colpendo Mediaset. E’ lo stesso Berlusconi a parlarne, ma garantisce che nessuno sarà mandato a casa, nonostante la chiusura di alcune sedi romane: “Dobbiamo spostare alcuni uffici a Milano, ma chi non vorrà spostarsi potrà restare a Roma”. E rivendica: “Non ho mai licenziato nessuno”. Dimenticando che in in realtà, poche settimane fa, la sua Publitalia ha licenziato in tronco 35 dirigenti. 

Alla fine la puntata scorre quasi via liscia, tra una battuta e un risolino Berlusconi è quello di sempre, anzi, molto più agguerrito. E’ Marco Travaglio a far perdere i nervi al Cavaliere sui temi della giustizia e ai processi a carico dell’ex premier. “Tra me e Travaglio c’è solo una cosa in comune: lui pensa che io sia un genio del male, io lo penso di lui”, dice il Cavaliere. Quando l’ex premier inizia a leggere una lettera che dice essergli stata scritta dai suoi collaboratori del Mattinale, a un certo punto viene interrotto bruscamente da Santoro: “Si vergogni. Si rende conto di che figura sta facendo lei..”. “Ma che figura?”, chiede Berlusconi. “Sta leggendo una scartoffia che le hanno scritto e non sa nemmeno cosa sta leggendo. Lei si dovrebbe vergognare – replica Berlusconi – è un diffamatore professionista e lei se lo tiene qui”. Poi si alza per dargli la mano ma Santoro non gliela porge. Quindi, l’ex premier torna al suo posto, occupato per alcuni minuti da Travaglio e la pulisce accuratamente con il fazzoletto, sotto i fischi del pubblico. “Non sapete nemmeno scherzare”, si difende. Ma Santoro chiosa: “Lei non sta rispettando le regole che ci siamo dati”.