La corte d’Appello di Palermo ha condannato a 3 anni e 8 mesi di carcere l’ex deputato ed ex assessore regionale dell’Udc Davide Costa accusato di concorso in associazione mafiosa. Il politico era stato assolto in primo e secondo grado. La Cassazione aveva poi annullato i due verdetti rinviando il processo a una nuova sezione della corte. Costa venne arrestato il 15 novembre del 2005. Dall’inchiesta, condotta dal pm Roberto Piscitello, emerse che il parlamentare trapanese, nel 2001, aveva chiesto un ‘sostegno’ alle cosche per conquistare un seggio all’Assemblea regionale siciliana. Secondo gli inquirenti i clan avrebbero fatto eleggere il politico che aveva rapporti con il boss di Marsala Natale Bonafede. 

A Marsala era l’enfant prodige, figlio di un ex assessore socialista, a 30 anni era già deputato regionale nelle grazie di Pier Ferdinando Casini. Con il quale si vantava, in un’intercettazione captata durante le indagini, di essere stato a “braccetto un quarto d’ora” a discutere di candidature siciliane. Nel 2001 fu nominato assessore regionale, in quota Udc, nel governo di Totò Cuffaro, ex presidente della Sicilia tuttora detenuto per favoreggiamento aggravato della mafia. La sua carriera politica viene interrotta da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. David Costa viene arrestato nel 2005 per concorso esterno in associazione mafiosa, sarebbe stato sostenuto dalle cosche di Marsala nella campagna elettorale del 2001.

Secondo i supremi giudici, che avevano annullato le precedenti assoluzioni, sia in primo grado che in secondo risultava provata “la richiesta elettorale del Costa alla famiglia mafiosa di Marsala, l’effettivo procacciamento di voti da parte di diversi esponenti mafiosi della suddetta famiglia nonché una serie di condotte poste in essere dal Costa immediatamente dopo le elezioni a beneficio di soggetti vicini alla citata famiglia”. “La sentenza di secondo grado – scrivevano gli ermellini – ritiene provata la richiesta di sostegno elettorale formulata dal Costa alla famiglia marsalese”. A questo sarebbe seguito l’impegno di diversi esponenti della mafia locale, in particolare di Natale Bonafede, il capo della cosca, alla ricerca di voti per il futuro deputato regionale. “Vengono ritenute provate – continuano gli ermellini – una serie di condotte che l’imputato avrebbe posto in essere in epoca immediatamente successiva alla competizione elettorale a beneficio di soggetti vicini alla cosca”. Nonostante tutto però l’ex deputato era stato assolto. Oggi invece i giudici d’appello, accogliendo quindi le conclusioni della Cassazione, lo hanno condannato.