Il candidato ideale, Gabriele Albertini, lo è stato sino a qualche giorno fa. Ma un posto in Parlamento può valere anche un clamoroso voltafaccia. Per ora Roberto Formigoni non conferma la sua giravolta, ma per lui hanno parlato i vertici del partito: dopo l’accordo Pdl-Lega, la tanto minacciata rottura del governatore non arriva. Anzi, il Celeste – ha assicurato Berlusconi – verrà candidato a Roma. “Formigoni si è messo a disposizione”, ha fatto sapere il coordinatore lombardo Mario Mantovani. Un nuovo scenario che per le elezioni regionali in Lombardia vuol dire una cosa sola: con ogni probabilità il presidente in uscita appoggerà anche lui la corsa di Roberto Maroni. E scaricherà l’ex sindaco di Milano.

Una scelta in contrasto con quanto fin qui sostenuto dal governatore. Sin dal 18 settembre, quando ancora cerca di evitare le elezioni anticipate: ”Nel 2015, quando non mi presenterò più, vedo bene la candidatura di Gabriele Albertini”. Poi, con l’arresto dell’assessore Domenico Zambetti, la situazione a palazzo Lombardia precipita e il Carroccio stacca in anticipo la spina a 17 anni di dominio formigoniano.

Per la successione al Celeste si fa a avanti Maroni. Un affronto per Formigoni: “Ritengo irrituale – dichiara il 16 ottobre – che il capo di un partito che ha fatto cadere una giunta che ha lavorato bene possa pretendere di essere il candidato”. La sua presa di posizione va di pari passo con l’appoggio ad Albertini, di cui il governatore è da subito il primo sponsor: “Ho sempre detto che ho grande stima di lui, sia dal punto di vista della capacità di governo sia della genialità della persona”. Tanto che il 27 ottobre timbra: “I giochi ormai sono già fatti”.

I segni di apprezzamento per l’ex sindaco diventano un mantra quotidiano. Albertini è “l’uomo giusto, al momento giusto, al posto giusto: un moderato”. Di certo il Pdl non asseconderà i diktat della Lega, a cui Formigoni continua a opporsi. Il 24 novembre scrive su Twitter: “Berlusconi: ‘Maroni possibile candidato unico’. Silvio, unico di chi?”. Passa qualche giorno e, di nuovo rivolto ai suoi follower, ostenta sicurezza: “In Lombardia i giochi sono praticamente già fatti: una coalizione di moderati veri con candidato Albertini per continuare il nostro buon governo”.

Ma il Popolo della Libertà continua a lavorare per l’alleanza con la Lega, a livello regionale e nazionale. Un accordo che difficilmente confluirà sul nome di Albertini. Ma Formigoni fa finta di nulla: “L’appoggio del Pdl alla candidatura di Gabriele Albertini sarà ufficializzato nei prossimi giorni – afferma il 7 novembre -. Ormai il parere della stragrande maggioranza del partito è chiaro”. Il giorno dopo l’ex sindaco ufficializza la sua corsa al Pirellone e il presidente lombardo cinguetta euforico: “Scaldate i cuori, amici: chi ama la Lombardia sa che comincia la campagna”. Formigoni usa argomenti politici: la Lega “non può pretendere di avere anche il governatore della Lombardia, visto che ha già Veneto e Piemonte”. E battute: un ticket Maroni-Gelmini? “Preferisco Coppi e Bartali”.

I primi segnali di cedimento arrivano il 28 dicembre, ma a parlare è anche questa volta Berlusconi, secondo cui la candidatura di Albertini “non è più sostenuta da Formigoni e da Comunione e Liberazione”. Il governatore, però, tira dritto: “La Lega si conferma: nulla dà e tutto pretende. Viva Albertini presidente”, è il tweet del giorno dopo.

Ma alla fine l’accordo con il Carroccio viene siglato davvero. E il Pdl sosterrà Maroni. E così dovrebbe fare Formigoni, che dopo qualche tentativo di avvicinamento a Mario Monti difficilmente rifiuterà l’offerta del Pdl: l’unica ricevuta per sbarcare a Roma, e trovare lì un rifugio temporaneo alle inchieste milanesi. Per ora Albertini si è limitato a una stoccata: “Lascerò spiegare a lui la coerenza dei suoi comportamenti di questi 
mesi, se dovesse abbandonare il progetto che insieme abbiamo costruito”. Tocca adesso agli elettori del Pdl. Quelli di cui un mese e mezzo fa Formigoni diceva: “Maroni non lo voteranno mai”.

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