“Non chiudo la bocca a nessuno. Monti rispetti il Pd“. Non usa mezze parole Pierluigi Bersani per rispondere alla richiesta dell’ex premier Mario Monti, che tramite i microfoni di UnoMattina aveva chiesto al segretario democratico di “tagliare le ali estreme della sinistra“. Il chiaro riferimento a Stefano Fassina e Nichi Vendola (“Loro, la Cgil e la Fiom non hanno permesso le riforme” ha detto l’ex rettore della Bocconi) non è andato giù al canidato premier del centrosinistra, che all’uscita dal pranzo di lavoro romano con Matteo Renzi, ha riservato anche un’altra stoccata al Professore, chiedendogli come  mai ha scoperto solo oggi i difetti del Pd. “Per un lungo anno non si sono visti?” ha aggiunto Bersani, secondo cui il Pd “è un partito liberale che non chiuderà mai la bocca a nessuno, che troverà sempre una sintesi”. Non solo. “Il coraggio che mi si chiede – ha detto ancora Bersani – credo di averlo dimostrato e credo che sia non chiudere la bocca alla gente, ma lasciarla parlare, lasciarla partecipare e trovare una sintesi. Questa è la mia idea”.

Poi, per quanto riguarda il tema di giornata, ovvero il pranzo di lavoro con il sindaco di Firenze, il segretario del Pd ha risposto con convinzione a chi gli chiedeva se Renzi avrà o meno un ruolo importante e attivo nella campagna elettorale per le prossime elezioni politiche. “Assolutamente sì” ha detto Bersani, che non ha voluto prender parte alla polemica sul presenzialismo televisivo di Berlusconi, ma soprattutto di Mario Monti. “Non sto lì a bilanciare i minuti – ha assicurato – Io dico una cosa e ci credo: se volete togliermi dei minuti, dateli alla Siria. Ci sono 60mila morti e non se ne sta occupando nessuno”. Poi la stoccata: “Cerchiamo di guardate un po’ fuori, di allargare lo sguardo – ha detto Bersani – L’Italia è un grande Paese, non può finire a colpi di minutaggio tv. Comunque non mi impressiona un minuto in più o in meno”.

Dello stesso parere, ma più criptico il commento di Matteo Renzi, secondo cui l’incontro con Bersani “è andato molto bene”. “E’ normale che si possa restare dentro un partito quando finiscono le primarie, anche se si perde”, ha sottolineato il sindaco di Firenze. “Vedo troppa gente abituata a scappare con il pallone, io non sono fatto in questo modo”, ha assicurato con malizia. Che fosse un riferimento neanche troppo velato all’addio Pietro Ichino al Pd per approdare nella squadra di Mario Monti? Dopo i messaggi subliminali Renzi ha scherzato: “Questo è il pranzo che dovevamo fare dai tempi delle primarie. Dovevo capire cosa ci faceva il tacchino sul tetto, lui me l’ha spiegato e adesso sono felice…”. Poi, tornando serio, il primo cittadino di Firenze ha sottolineato come sia “normale che un grande partito come il Pd, chiuse le primarie, discuta della campagna elettorale”.