Via la scritta ‘padre’ e posto a un più generico ‘partner’ sul braccialetto che viene dato a chi fa visita ai propri figli al reparto di clinica ostetrica dell’ospedale di Padova. Il cambiamento di denominazione è stato deciso per venire incontro, anche sul piano dei possibili imbarazzi o offese alle sensibilità personali, ai casi di fecondazione assistita che coinvolgono coppie di fatto composte da donne.

Ad avviare il processo di riflessione che poi ha portato operativamente al cambio del termine sulla fettuccia che oltre a un numero riporta anche il ruolo rispetto al nascituro – introdotta a suo tempo per ragioni di gestioni di sicurezza – il fatto che qualche mese fa alla clinica universitaria si è presentata la partner di una mamma, che ha spiegato di essere la compagna di una donna ricoverata che aveva dato alla luce un bimbo. Una situazione di fatto nuova per l’organizzazione interna del reparto che è sta risolta con un escamotage linguistico, concordato anche con l’azienda ospedaliera.

Quella sulla fettuccia è solo l’ultima sul piano linguistico e culturale, dettata dai cambiamenti in atto nella società, a cui hanno dovuto far fronte medici ed ostetriche della clinica e della divisione ostetrica. “Ci è capitato di usare le traduzioni di Google per capire di cosa necessitasse una delle nostre ricoverate con particolari problemi – spiega oggi il direttore della clinica di ostetricia Giovanni Battista Nardelli -. Altre volte ci capita che i genitori che provengono da regioni del mondo meno aperte alla rappresentazione del corpo della donna, stacchino la spina dei monitor che spiegano i processi dell’allattamento mostrando il seno femminile. Diciamo che il mondo che cambia si riverbera anche nella gestione quotidiana del reparto”. 

L’assessore comunale Alessandro Zan, da anni attivo nella lotta per i diritti civili e contro l’omofobia, ha espresso favore per la scelta dell’ospedale “di superare le difficoltà legislative riguardanti l’omogenitorialità. Sono davvero i grandi passi avanti che sa fare una società civile e laica. Superando le leggi, le lobby, gli interessi e i potentati, ha fornito una risposta di progresso ad una nazione che in fatto di diritti civili non poteva più restare indietro. Ancora una volta, dopo l’anagrafe delle coppie di fatto, va a Padova il merito di aver aperto la strada. Mi auguro che questo primo traguardo, arrivato proprio all’inizio dell’anno, faccia da apripista ad altri importanti obiettivi che spero vedano protagonista il Parlamento italiano”.