E’ stata una delle promesse simboliche della campagna elettorale che portò François Hollande all’Eliseo, con la vittoria alle presidenziali dello scorso maggio: la tassa sui super-ricchi. Una volta applicata, con la Finanziaria adottata per il 2013, è stata anche all’origine di polemiche a non finire, vedi la fuga di certi miliardari locali, come Bernard Arnault o l’attore Gérard Depardieu, verso lidi fiscali più accoglienti, il Belgio nei due casi specifici. Ebbene, proprio quella misura è stata bocciata oggi dalla Corte costituzionale francese: un problema in più per il Presidente socialista, già alle prese con una crisi economica sempre più profonda e con i sondaggi ai minimi.

La norma era stata introdotta nella Finanziaria e prevista per due anni. Si tratta del “contributo eccezionale di solidarietà”: praticamente ogni reddito personale dichiarato che ecceda il milione di euro all’anno deve essere tassato al 75%. Se si considera che, al tempo stesso, il Governo del socialista Jean-Marc Ayrault ha anche aumentato l’aliquota prevista oltre i 150mila euro e fino al milione al 42%. E se si calcola che in Francia esiste pure la patrimoniale (anche questa “appesantita” dalla sinistra al potere e applicata sia alle rendite finanziarie che agli immobili, tassati a loro volta con un’imposta a parte, equivalente dell’Imu in Italia), è evidente che Hollande ha giocato molto sulla battaglia contro i più ricchi, fiscalmente parlando.

Ora, pero’, il Conseil constitutionnel, equivalente della nostra Corte costituzionale, ha giudicato la nuova tassazione incompatibile con i testi fondamentali della Repubblica francese. Se Hollande vuole insistere, dovrà rimettere mano alla Finanziaria 2013 assieme al premier Ayrault. E non è detto che riesca a trovare un escamotage. La bocciatura della Corte (lo spiega in un documento reso noto stamani) è dovuta al fatto che la nuova tassa “è fondata su ogni persona fisica” mentre l’equivalente francese dell’Irpef “è calcolato sulla base del nucleo familiare”. Viene fatto anche un esempio concreto: l’aliquota del 75% non scatta in una famiglia dove ogni singolo dichiari 900mila euro, ma sì nel nucleo dove anche una sola persona guadagna poco più di un milione all’anno. Il Conseil ritiene ingiusto questo dato di fatto.

La questione, comunque, da giuridica diventa politica. Era stato l’Ump, il partito di centro-destra, lo stesso di Nicolas Sarkozy, a invocare l’intervento della Corte costituzionale. E in effetti la sentenza rappresenta una vittoria (per il momento) dell’opposizione, tanto più per una misura che, svelata dall’allora candidato Hollande poco più di un mese prima delle elezioni, fu determinante per la sua vittoria. Sì, una nuova tassa che da sola concentrava su di sé il messaggio di una maggiore giustizia sociale portato avanti dal politico socialista. In realtà, alla fine dei conti, la nuova imposta sui super-ricchi porterebbe ogni anno nelle casse dello Stato francese “appena” 210 milioni di euro supplementari. E si applicherebbe solo a 1.500 contribuenti (con un esborso medio pari a 140mila euro). Ma nell’ultimo sondaggio realizzato in proposito, nel settembre scorso, era il 60% dei francesi a essere favorevole a quella misura. Secondo alcuni osservatori rappresenta una sorta di vettore della frustrazione di tanto ceto medio, che deve affrontare un processo evidente di impoverimento, anche nella “civile” Francia. Si attende ora la risposta di Hollande e dei suoi.