Era il luglio del 2011 quando Alessandra Mottola Delfino, presidente di Italia Nostra, rivolgeva un appello all’allora ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan, perché assicurasse “un suo risolutivo intervento per evitare all’area archeologica di Egnazia, sottoposta a tutela, l’onta di divenire un parcheggio e una spiaggia tempestata di sedie a sdraio e ombrelloni”.

Il motivo specifico, tragicamente reale. Nella zona Pennagrande, a ridosso dell’insenatura che costituiva l’antico porto di Egnazia, segnata dal muraglione che determinava l’estremo limite della città antica, si prospettava la concreta possibilità che sorgesse uno stabilimento balneare. Fin dal 2009. Insomma una storia come tante. Di ordinaria italica incapacità. Una notizia destinata a rimanere confinata sui quotidiani locali. Salvo comparire in una sorta di dossier sul degrado del patrimonio archeologico pugliese pubblicato da La Repubblica. Un autentico scempio al quale cercarono di opporsi anche associazioni di cittadini con una lettera al ministro competente.

Finalmente, pochi giorni fa, un annuncio che sembra prospettare un futuro meno incerto per quest’angolo di Apulia. Nella quale la fase romana, monumentalizzata nella città di età augustea, è preceduta dalle testimonianze della Civiltà Messapica. Secondo quanto ha dichiarato Luigi La Rocca, Soprintendente per i Beni archeologici, nel prossimo marzo aprirà il Museo Mare, acronimo di museo nazionale archeologico di Egnazia. Nel quale hanno trovato spazio, dopo una lunga sistemazione nel Museo archeologico nazionale di Napoli a seguito del loro trafugamento da parte dei tombaroli ottocenteschi, i quattro pannelli affrescati, provenienti da una tomba a camera.

Un’anteprima del nuovo spazio museale, al cui allestimento continua a lavorarsi, si è già avuta l’11 dicembre, in occasione dei lavori della giornata di studi “1912/2012. 100 anni di scavi ad Egnazia. Dal saccheggio alla valorizzazione”. Occasione di confronto tra gli studiosi, tra i quali Raffaella Cassano, archeologa dell’Ateneo barese, al lavoro da oltre dieci anni proprio ad Egnazia e soprattutto curatrice scientifica del nuovo progetto di valorizzazione del più grande parco archeologico pugliese.

Un museo all’aperto quello di Egnazia, in provincia di Brindisi, alla cui realizzazione hanno provveduto tante campagne di scavo, nell’arco di un secolo. A partire dal 1912, quando Quirino Quagliati, l’allora Soprintendente alle Antichità, diede avvio alla prima strutturata campagna di scavi archeologici. Che tra i suoi indiscussi meriti ebbe quello di porre fine al saccheggio indiscriminato di opere d’arte avvenuto fra il 1842 e 1846. Quando anche i contadini, con il miraggio della scoperta dell’oggetto da rivendere, si trasformavano in tombaroli. Scavi, quelli del 1912, che portarono in luce, direbbero gli archeologi alludendo al disinteresse per l’evidenziazione delle differenti sequenze stratigrafiche, “disotterrarono”, alcuni dei monumenti principali. La piazza porticata e una delle basiliche cristiane. Ma anche i quartieri abitativi.

Dopo quella stagione “di esordio”, le indagini degli anni Ottanta e, soprattutto, Novanta hanno avuto il merito di scrivere pagine significative dell’archeologia della regione. Contribuendo ad una migliore conoscenza della topografia del centro abitato. Anche sfruttando il fatto che nessun abitato moderno si sia insediato su quello antico, come accade per numerosi centri pugliesi.

Ma nonostante questa circostanza fortunata, rimane molto da fare. A breve, è stato annunciato che riprenderanno le indagini nell’area delle terme, delle quali rimangono in vista solo parte dei resti. Ma intanto continua a rimanere indeterminata l’articolazione planimetrica del foro, pur essendone nota la localizzazione. Ad impedirne lo scavo il fatto di trovarsi in un’area di proprietà privata, che finora lo Stato non ha potuto acquistare.

Quando Orazio, il poeta latino vissuto nella seconda metà del I secolo a. C,. proveniente da Roma lungo la via Minucia, la futura Traiana, si trovò davanti Egnazia, ne rimase colpito. Come ricorda nei suoi versi. Secoli più tardi, nel maggio di quest’anno, non lontano dai resti di quella città, faticosamente scoperta dagli archeologi, il cast di una celebre soap opera statunitense, ha posto il set. Le terre dei Messapi e poi dei Romani sono diventate la location delle riprese di nuove puntate di Beautiful. Ridge e Brooke sono diventati gli attori moderni di una storia antica. Allora sì che Egnazia è finita sulle pagine di tanti quotidiani. Anche nazionali. Speriamo che la prossima apertura del nuovo Museo ridia ad Egnazia lo spazio che merita.