La propaganda berlusconiana sbarca su Twitter, ma con il trucco. Molti dei “successi” ottenuti dai governi del Cavaliere, sintetizzati nei 140 caratteri richiesti dal mezzo, sono infatti nettemente forzati, se non del tutto falsi. “#losapevichesilvio con @angealfa (Angelino Alfano, già ministro della Giustizia, ndr) ha realizzato processo telematico? atti digitalizzati=risparmio tempo e denaro”, afferma per esempio uno dei primi tweet postati attraverso il profilo “Sapevi che Silvio”, dedicato alle “principali realizzazioni di Silvio Berlusconi al Governo. Ma i tweet di ilfattoquotidiano.it che confutavano diverse affermazioni dei supporter di Berlusconi sono stati tra i più letti dell’hashtag #losapevichesilvio

Il processo civile telematico, infatti, è stato istituito dal dpr 123 del 13 febbraio 2001 (governo Amato), ha avuto una sperimentazione tormentata e inefficace tra il 2004 e il 2006 (governo Berlusconi), è stato attuato per la prima volta dal tribunale di Milano nel 2007 (governo Prodi). Il 17 luglio 2008 il governo Berlusconi, con un decreto del ministro Alfano, ne ha approvato le “Regole tecnico-operative”. Il 15 settembre 2011 (due mesi prima delle dimissioni del governo Berlusconi) il presidente dell’Organismo unitario dell’Avvocatura Maurizio de Tilla attaccava l’esecutivo parlando della “fantomatica diffusione del processo telematico”.

Un altro “cinguettio” della propaganda virtuale berlusconiana, che si affianca alla strategia di invasione martellante degli spazi televisivi da parte dell’ex premier, assicura: “#losapevichesilvio ha distribuito 5 milioni di bonus da 1.000 euro a famiglie, pensionati e dipendenti a basso reddito?”. Il bonus famiglia, valido per il solo 2009, è stato introdotto dal governo Berlusconi e approvato con la legge 280 del 29 novembre 2008 (“Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione). Il bonus non era “da mille euro”, ma di una cifra compresa tra i 200 e i 1000 euro a seconda del reddito. Il fondo complessivo stanziato ammontava a 2 miliardi 400 mila euro, e solo 1,8 miliardi sono stati effettivamente spesi, come si legge nel Documento di Economia e finanza del 2010. Il tweet parla invece di “5 milioni di bonus da 1.000 euro”- peraltro senza citare alcun documento – che quindi avrebbero comportato una spesa quasi tripla, pari 5 miliardi di euro.

I frequentatori di twitter vengono poi a sapere che Berlusconi, con il suo ultimo governo, ha investito ingenti risorse per cancellare il digital divide, cioè l’inadeguata connessione a internet di ampie aree del Paese: “#losapevichesilvio ha investito 1,5 MLD di euro per annullare il digital divide?”. Il riferimento è a un piano presentato nel giugno del 2009 dall’allora ministro delle Telecomunicazioni Paolo Romani. Romani stimava in 1,47 miliardi di euro le risorse necessarie per portare internet a banda larga a tutti gli italiani entro il 2012. Il piano prevedeva uno stanziamento iniziale di 800 milioni di euro, che però furono bloccati dal Cipe (il comitato interministeriale di programmazione economica). Il 4 novembre 2009 il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta dichiarò che il piano era stato “congelato”. Il 17 dicembre 2010 il governo annunciò la riduzione dell’investimento a 100 milioni. Il digital divide resta ed è il governo Monti, nel “decreto sviluppo bis”, che stanzia nuovi fondi per azzerarlo entro il 2013.

Non manca una ventata di ecologia: “#losapevichesilvio ha firmato Patto per ambiente: 12MLD per energie rinnovabili e efficienza energetica?”. Dodici miliardi di euro, una cifra ragguardevole dati i tempi di crisi. Ma i 12 miliardi non sono affatto stanziamenti pubblici. Il Patto per l’ambiente firmato il 7 luglio 2009 tra presidenza del Consiglio, ministero dell’Ambiente e 11 aziende (tra cui Enel, Eni, Sociatà autostrade, Italcementi) prevedeva un fondo di rotazione di 600 milioni di euro per il 2009-2012 e la sottoscrizione di accordi di programma volontari con imprese che investono in fonti rinnovabili e risparmio energetico. I 12 miliardi annunciati all’epoca erano la somma dei progetti di investimento dichiarati delle società firmatarie. Dopo la solenne cerimonia della firma, delle sorti del Patto si sono perse le tracce. Ma certo, nei 140 caratteri di Twitter certi dettagli si perdono. 

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