L’apertura mostrata in Inghilterra e negli Stati Uniti alle nozze tra persone omosessuali non incontra il favore di Benedetto XVI. Il pontefice, nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, definisce i tentativi di accomunare i matrimoni gay a quelli fra uomo e donna “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”.

Le parole del Papa non lasciano spazio a interpretazioni: “La struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale. Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità”. Secondo Benedetto XVI, “l’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa”.

Il Papa si scaglia anche contro aborto e eutanasia: “Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita”. Secondo Benedetto XVI, “operatori di pace sono coloro che amano, difendono e promuovono la vita nella sua integralità. La via di realizzazione del bene comune e della pace è anzitutto il rispetto per la vita umana, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. Coloro che non apprezzano a sufficienza il valore della vita umana e, per conseguenza, sostengono per esempio la liberalizzazione dell’aborto, forse non si rendono conto che in tal modo propongono l’inseguimento di una pace illusoria. La fuga dalle responsabilità, che svilisce la persona umana, e tanto più l’uccisione di un essere inerme e innocente, non potranno mai produrre felicità o pace”.

Nel messaggio il pontefice affronta anche il tema del lavoro, definito “un bene fondamentale per la persona, la famiglia, la società”. Benedetto XVI invita le istituzioni a mettere in atto “politiche del lavoro coraggiose e nuove  per tutti” perché “tra i diritti e i doveri sociali oggi maggiormente minacciati vi è il diritto al lavoro”.  Per il Pontefice, il lavoro è considerato “una variabile dipendente dei meccanismi economici e finanziari”, mentre sarebbe auspicabile una considerazione diversa, “basata su principi etici e valori spirituali”.

Secondo Benedetto XVI, per uscire dalla crisi economica e finanziaria bisogna puntare a “un nuovo modello di sviluppo e di economia” non più basato, come quello degli ultimi decenni, sulla “ricerca della massimizzazione del profitto e del consumo, in un’ottica individualistica ed egoistica, intesa a valutare le persone solo per la loro capacità di rispondere alle esigenze della competitività”.