Manny Pacquiao non è un atleta normale. Nel suo paese, le Filippine, conta più del presidente, più delle autorità religiose. E’ venerato quasi come una divinità. D’altra parte, nella storia del suo sport, il pugilato, ha scritto pagine quasi irripetibili: è stato il primo a diventare campione del mondo in otto differenti classi di peso, conquistando un totale di dieci titoli mondiali. E’ uno degli sportivi più pagati al mondo, più di Tiger Woods e Roger Federer, più di Cristiano Ronaldo e LeBron James. L’anno scorso ha guadagnato qualcosa come 62 milioni di dollari.

Eppure nella notte, dopo più di tredici anni, Pacquiao ha subito un ko. E’ caduto al tappeto alla sesta ripresa sotto i colpi del messicano Juan Manuel Marquez. E con lui è crollato un intero paese, già stroncato dalla furia del ciclone Bopha, il cui bilancio delle vittime continua a salire (gli ultimi dati parlano di oltre 500 morti e più di 800 dispersi). In tutto il paese migliaia di persone si erano radunate per seguire alla televisione l’incontro, in programma all’Mgm di Las Vegas. Nei precedenti tre incontri contro Marquez, Pacquiao non aveva mai perso. Il primo si era concluso in parità, gli altri con due successi contestati del pugile filippino. Marquez non aveva lesinato le polemiche e alla vigilia Pacquiao aveva detto di voler “chiudere il becco” al suo rivale sul ring.

Non è andata così. Pacquiao conduce le prime due riprese, ma alla terza va al tappeto, steso da un gancio destro di Marquez. Si rialza, fa sue la quarta e la quinta ripresa e sembra in grado di chiudere l’incontro. Nel sesto round pero, a pochi istanti da gong, Marquez piazza un destro devastante che manda definitivamente ko l’avversario. L’arbitro Kenny Bayless non accenna nemmeno il conteggio. Pacquiao rimane al tappeto per un paio di minuti, lasciando col fiato sospeso i 16.348 spettatori della Mgm Arena e milioni di persone nelle Filippine. Poi, fortunatamente, riprende i sensi e viene trasportato in ospedale per accertamenti. Il suo ko potrebbe avere molte più conseguenze del previsto. Nell’incontro con Marquez non c’era in palio un titolo mondiale, ma la possibilità – teorica – di sfidare Floyd Mayweather Jr., il pugile considerato più forte al mondo pound for pound, indipendentemente, cioè, dalle categorie di peso. Quello che molti hanno etichettato come “l’incontro del secolo”, ora potrebbe vedere di fronte Mayweaher e Marquez, una beffa (e una perdita di soldi non indifferente) per Paquiao.

Il presidente filippino Benigno Aquino ha fatto immediatamente sapere che, nonostante la sconfitta, il paese “non volterà le spalle alla sua superstar”. La signoria Dionisia, mamma di Pacquiao, ha invece consigliato al figlio di lasciare la boxe e pensare alla politica: “Basta così. Se dipendesse da me, lo farei smettere”, ha detto “Mommy D” poco dopo il match, evidentemente ancora scossa dall’immagine del figlio privo di sensi sul ring. Ma Pacquiao non sembra voler gettare la spugna. A chi gli chiedeva se fosse possibile ipotizzare un quinto incontro tra lui e Marquez ha risposto “Perché no?”. Il ritiro di Pac-Man sembra ancora lontano, per la gioia di un paese intero.