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Palermo, Ornaghi commissaria il teatro Massimo. Anche se i conti sono in ordine

Il governo rimuove il sovrintendente Antonio Cognata e commissaria la fondazione nonostante i conti in ordine. Sulla scelta ha pesato lo scontro con il sindaco Leoluca Orlando e i sindacati

In utile, ma bocciato. E’ il destino del teatro Massimo di Palermo che sarà gestito da un commissario straordinario nonostante i conti in ordine della gestione del sovrintendente Antonio Cognata. Il ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi ha, infatti, deciso di affidare la gestione della fondazione al prefetto Fabio Carapezza Guttuso. Una scelta giustificata “dalla prolungata paralisi dell’attività ordinaria dell’ente – si legge nel comunicato del ministero – e all’impossibilità di gestire la fondazione attraverso gli organi di amministrazione preposti”.

Il riferimento è al duro braccio di ferro tra il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che presiede il Cda della fondazione, e il sovrintendente Cognata. Orlando ha accusato Cognata di “disservizi e disorganizzazioni verso il pubblico e di non essersi mai rivelato in grado di rispondere alle esigenze della città di Palermo”. Il primo cittadino aveva anche denunciato pubblicamente contratti di collaborazione e consulenze esterne per oltre un milione di euro. Orlando ha elogiato la scelta di commissariare la fondazione come aveva fortemente richiesto. “Esprimo grande soddisfazione – ha spiegato – per l’avvenuto riconoscimento della legittimità della richiesta avanzata con forza dall’Amministrazione e da me in qualità di Presidente dell’Ente”.

La sua posizione e la scelta governativa di commissariare la gestione del Teatro esautorando il sovrintendente hanno raccolto diverse critiche. L’associazione nazionale critici musicali esprime incredulità. “Tale decisione – denunciano in una nota – punisce ingiustamente la dirigenza di una fondazione in regola con i conti”. I critici definiscono la scelta del commissariamento ‘politica e strumentale’. I sindacati avevano, invece, più volte sollecitato una soluzione per la fondazione Teatro Massimo. Le maestranze, in larga parte, avevano anche chiesto, occupando la stanza del sovrintendente, apertamente le dimissioni di Cognata il cui mandato scadeva nel 2014. Antonio Cognata venne indicato, nel 2004, dal cda della fondazione, il cui presidente era l’allora sindaco Diego Cammarata. La legge in materia, però, prevede l’assoluta autonomia dei componenti della fondazione da chi li ha nominati proprio per evitare ingerenze della politica.

L’ex sovrintendente non vuole parlare: “Aspetto il decreto del governo” fa sapere mentre augura buon lavoro al nuovo commissario. Per lui parlano i numeri. Quando arrivò Cognata, il teatro era coperto di debiti, circa 27 milioni di euro. Il debito, attraverso l’accensione di un mutuo, si è ridotto a 16 milioni e da sette anni il bilancio di esercizio viene chiuso in attivo nonostante il taglio dei finanziamenti pubblici. Non solo, rispetto alla precedente gestione gli spettacoli sono quasi raddoppiati. Cognata è stato anche vittima di un’aggressione, nel 2009, e da allora gira scortato dai carabinieri. Il Sole 24 ore ha giudicato Cognata come ‘ Raro caso in Italia di buona conduzione, artistica ed economica, di un teatro d’opera’. Ma ora è fuori. Chi va al Massimo, rischia sempre.


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