Non sarà certo la sforbiciata del secolo, ma è l’ennesimo provvedimento degli ultimi mesi con cui la Regione Puglia riduce i costi della politica. Stipendi tagliati, vitalizi ridotti e dimezzamento dei fondi assegnati al funzionamento dei gruppi parlamentari. Queste tre, in estrema sintesi, le misure disposte dalla legge approvata dal consiglio regionale.

“Il risparmio complessivo – afferma il presidente dell’assemblea Onofrio Introna – ammonta a 4.803.858 di euro annuali”. In pratica un semplice consigliere, senza particolari cariche né nel gruppo né nelle commissioni, percepirà da ora in poi uno stipendio lordo di 11.100 euro mensili. Di questa cifra, però, solo la parte che costituisce l’indennità di carica e di funzione sarà soggetti all’imposizione, mentre quella recante la voce “rimborso spese esercizio mandato” è di fatto esentasse. Presidenti di giunta e di consiglio, invece, si vedranno riconosciuti 13.800 euro mensili, con la stessa cifra dei consiglieri non soggetta ad Irpef.

Per quel che riguarda i vitalizi, la situazione è un po’ più complicata. Innanzitutto, si prevede “l’esclusione dell’erogazione del vitalizio per i consiglieri condannati in via definitiva per reati contro la pubblica amministrazione”. Dall’inizio del 2013 saranno aboliti per tutti, assieme all’indennità di fine mandato. Ma questo non significa che gli attuali consiglieri regionali non avranno diritto a riceverli. In pratica ogni membro potrà compiere una scelta. Può decidere di percepire il vitalizio sulla base dei contributi versati dal giorno dell’elezione (primavera 2010) fino a dicembre 2012. Oppure “qualora – recita la legge – non sia ancora iniziata la relativa erogazione” potrà rinunciarvi, chiedendo la restituzione di tutti i versamenti effettuati. E ovviamente “sono fatti salvi i provvedimenti dei vitalizi in corso di erogazione”.

Infine ci sono le disposizioni in materia di fondi assegnati al funzionamento dei gruppi consiliari (più di tutti entrati nell’occhio del ciclone dopo lo scandalo del Lazio) e di trasparenza. Per i primi è previsto un taglio del 50 per cento. “Sono previste, peraltro – spiega la Regione – disposizioni che estendono ai fondi di investimento, ai titoli obbligazionari e a tutte le  utilità finanziarie la pubblicazione annuale, sul Bollettino ufficiale e sul portale internet istituzionale, dello stato patrimoniale dei titolari di cariche pubbliche elettive e di governo (nella direzione indicata in sede di conversione del decreto legge 174 dell’ottobre 2012)”.

Tra pochi giorni un nuovo provvedimento contribuirà ai risparmi dell’ente regionale. Si tratta della riduzione del numero di consiglieri dagli attuali 70 a 50. In questo caso il cammino del testo, che modifica lo statuto della Regione, è stato leggermente più tortuoso. Per diversi mesi, infatti, l’assemblea pugliese si era convinta a tagliarsi non più di dieci poltrone, contrariamente a quanto disposto dal Governo. La vicenda si è chiusa definitivamente alcuni mesi fa, con la pronuncia della Corte Costituzionale che ha imposto il taglio di venti consiglieri.

Il fermento “anti-casta” che sembra muovere le ultime decisioni degli organi regionali pugliesi (Vendola stesso si è autoridotto lo stipendio di 50mila euro annui dopo lo scandalo Fiorito) rappresenta una controtendenza rispetto al passato. Per fare un esempio torna in mente la notizia dell’estate 2011, quando decine di consiglieri regionali chiesero la restituzione del 10 per cento dello stipendio, la cui riduzione disposta nel 2006 dall’ufficio di presidenza risultò illegittima secondo la Corte Costituzionale. Fortuna volle che quei politici, pur in un periodo privo di grosse preoccupazioni elettorali, in preda alla fretta di vedersi restituito il “maltolto”, dimenticarono una semplicissima norma di diritto amministrativo: i tempi di impugnazione della delibera della presidenza erano abbondantemente scaduti.