Solo alcuni esponenti del Pd potevano pensare che Berlusconi mollasse la presa. Ci sarà un motivo se hanno dovuto pescare Prodi per batterlo. Mettetevelo in testa, Berlusconi non è mai andato via e così come per ciascuno di noi dalla vita, sarà solo la biologia (gli auguro il più tardi possibile) a toglierlo dalla politica. Come dimostrano gli ultimi eventi (niente primarie centrodestra e imminente annuncio di una nuova “cosa”) l’uomo è in salute e sta scaldando i muscoli perché adesso arriva ciò che lui sa fare meglio; la campagna elettorale.

Questo è il tempo del “Piccola, farò  di te una star” che lui può nuovamente bisbigliare all’orecchio della nazione, e nessuno lo sa fare meglio di lui. Il problema è che, nel frattempo (cioè  dopo circa vent’anni) la “piccola” – cioè l’Italia – ci è uscita insieme e si è trovata a dover spesso pagare i conti del ristorante.  E così, poco per volta,  ha abbandonato i sogni e i lustrini e si è ridotta a far telefonate ai cognati del portiere per avere un posto in banca o al comune. Come ogni ex bella, dopo una vita spericolata cerca la sicurezza di una vecchiaia affrancata dalle bollette, e si mette con un signore un po’ meno vistoso ma più solido. Se è un professore, ancor meglio.

Perché magari Silvio resta, ma non tornerà. Non come prima quantomeno. Non è detto che sia un bene, perché se putacaso il berlusconismo risultasse un processo ormai irreversibile, gradirei misurarmi con l’originale e non con sguaiate imitazioni. Però c’è qualcosa di comico – e perciò tragico al tempo stesso – nel fatto che dopo aver combattuto – da un lato o dall’altro – affinché Berlusconi venisse giudicato da un tribunale, ora che è capitato ci sembri totalmente irrilevante per le nostre decisioni. Nessuno, da un lato o dall’altro, ha cambiato idea. La battaglia non è vinta o persa, semplicemente è invecchiata. E noi con lei.

Per quanto mi riguarda non è ciò  che rileva penalmente a offrirmi di lui un giudizio politicamente negativo, così come non basterebbero duecento condanne a togliere Silvio dal cuore del vero berlusconiano. La maggior parte di noi non lo ha scelto o scartato per ciò che fatto, ma per ciò che rappresentava; per l’idea di società che emanava. Più dei suoi vizi erano le sue “virtù” a preoccuparmi.

Non era ciò che facesse di notte a inquietarmi, ma il fatto che sapesse trasformarlo in strumento di marketing durante il giorno; che sapesse perfettamente dosare l’understatement per cui  certe cose non si addicono ad uno statista e il fatto che, quella stessa vita, mezza Italia gliela invidia. Non mi ha convinto come ha usato i vizi. Il vero vizio deve mostrarci come infantili carnefici, non vittime; serve a far sgranchire le gambe a ciò che di più  oscuro c’è in noi. Non ci si improvvisa Conte Mascetti di Amici Miei, ci si crepa e basta. Per questo motivo non credo fosse ciò che Berlusconi ha fatto dell’Italia, bensì l’odore che le ha dato ad averci divisi; l’olfatto è un senso curioso, a differenza della vista, cambia di persona in persona.

Il problema è che la mia decisione non è recente, ma ha quasi una trentina d’anni. Ero un bambino quando, una sera, vidi in televisione dei ragazzi seduti sui cofani di auto parcheggiate in un Drive In (l’omonima trasmissione)  ridere per finta. Ero piccolo e ricordo che magari alcuni di quei comici avrebbero anche potuto farmi ridere, ma non ci riuscivo. La tristezza, lo strano disagio per quelle risate finte mi allontanava dallo schermo. Lo schermo era lui, la sua idea. Io avevo già deciso lì, quella sera, dal divano di casa dei miei. Il fatto è che non lo sapevo, o meglio l’istinto aveva già detto la sua parola, definitiva, ma sarebbe poi toccato alla ragione motivarla. Adesso ho capito, era l’irriducibile tristezza dell’allegria senza felicità.

Mi sembra che tutto, mutatis mutandis, sia stato regolato da quel cinema all’aperto, dove sui cofani delle auto alcuni giovani (tutti fastidiosamente belli e precisi) riuscivano in un’impresa epocale; mettere tristezza ridendo. Ma attenzione, non cadiamo nel solito  –  magari anche motivato – ragionamento delle tv con le quali avrebbe ingabbiato le persone. Qua c’è qualcosa di più insidioso;  gente che sembrava reclamare quella gabbia,  esistenze emancipate da una spassosa schiavitù. Il gesto più “violento” di Berlusconi è stato accontentarli.  I sogni di plastica costano più di quelli veri, perché durano di più.