In tempi di crisi, tasse, e sacrifici destinati, come sempre, ai soliti noti, cresce il senso di fastidio verso i soliti ignoti (al fisco) che tali sembrano destinati a rimanere, grazie soprattutto all’inerzia dei governi di tutto il mondo che, pur condannandoli a parole, continuano a tollerare l’esistenza dei paradisi fiscali e delle prassi che li caratterizzano.

Questa esasperante e ingiustificabile indifferenza è stata scossa pochi giorni fa dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (sede a Washington e aderenti sparsi in una sessantina di paesi) che ha fornito al quotidiano britannico The Guardian e ad un programma della Bbc, Panorama, i dati raccolti nel corso di un’inchiesta in grande stile nel mondo dei paradisi fiscali e delle società offshore.

L’ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists) si è impegnato con successo a verificare chi si cela sotto i nomi di fantasia delle società anonime registrate offshore, soprattutto alle Isole Vergini Britanniche, che si stanno comprando interi stabili nel centro di Londra, sfruttando una serie di scappatoie del tutto legali che permettono la massima riservatezza sull’identità degli effettivi acquirenti.

I risultati inglesi sono stati pubblicati dal Guardian completi di mappe interattive molto dettagliate con proprietà e nomi dei titolari effettivi,  mentre l’ICIJ, che ha esteso le proprie ricerche a molti altri paesi, promette di rendere noti a breve anche altri dati.

La riservatezza e la segretezza, che permettono di risparmiare su imposte di successione e di bollo, su capital gains e trasferimenti di proprietà, e in qualche caso consentono di investire denaro di provenienza dubbia, si comprano in agenzie che di solito forniscono la società completa di un amministratore nominale (nominee director), cioè un residente nel paradiso fiscale che cede “in affitto” il suo nome e la sua firma, ma si impegna a fare solo quello che l’effettivo titolare gli dirà di fare, consegnandogli una lettera di dimissioni in bianco e una procura con la quale gli restituisce il controllo completo della società.

Com’è facile immaginare, l’attività di questi nominee director non richiede particolari energie e dedizione tanto che ognuno di loro, da solo, è in grado di “amministrare” anche un migliaio di società, come nel caso di una coppia di inglesi, attualmente residenti ai Caraibi, nell’isola di Nevis, dalla quale amministrano decine di immobili, siti pornografici, e casinò on line.

Un tempo i due vivevano a Sark, una delle Isole del Canale, dove svolgevano la stessa attività per conto di società registrate nelle isole di Jersey e Guernsey, allora esenti dal fisco britannico a condizione che operassero fuori dalle due isole.

Una decina di anni fa, il governo di Londra, preoccupato per l’arrivo di associazioni criminali con relativi capitali da riciclare, era però riuscito ad ottenere una modifica di queste regole, facendo di conseguenza venir meno agli abitanti della vicina isola di Sark, diventati il principale serbatoio di prestanome, un’importante fonte di guadagno. Da qui l’esodo dall’isola, a partire dal 1999, di un folto numero di “finti amministratori” britannici, ormai esperti e referenziati, pronti a piantare le tende nei paradisi fiscali di mezzo mondo (Cipro, Dubai, Vanuatu, Mauritius…).

Panorama, il programma della Bbc, nella puntata trasmessa lunedì, ha filmato di nascosto i propri giornalisti in visita a due agenzie che propongono società offshore, una alle Mauritius e una in patria, nell’Hertfordshire.

Si chiedono lumi per poter evadere il fisco e subito viene prospettata una struttura offshore in Belize. Si suggerisce di servirsi di amministratori di facciata che “non sanno neppure chi sei e non ti hanno mai sentito nominare… Non sapranno nemmeno di essere gli amministratori, verranno solo pagati… Abbiamo un timbro con la loro firma… Lo teniamo in cassaforte… Così il finto amministratore i documenti non li vede neppure”.

La segretezza è assicurata: “Il fisco non ha le risorse per inseguire tutti. Le probabilità che riescano a risalire ai veri beneficiari? Come quelle di vincere alla lotteria”.

In seguito agli abusi denunciati dall’ICIJ, dal Guardian e da Panorama, il sottosegretario Vince Cable ha promesso un’indagine sul traffico di finti amministratori: “Vi assicuro che andremo a fondo di tutte le accuse e faremo sì che vengano presi gli opportuni provvedimenti. Se, dopo i controlli, ravviseremo la necessità di adottare ulteriori misure, non avremo timore di agire”.

Sarà, ma, secondo il Guardian, sono ormai dieci anni che i funzionari del dipartimento attualmente guidato da Cable tentano senza successo di mettere un freno alla fiorente industria dei falsi amministratori, il cui nucleo più rappresentativo è costituito dai magnifici e instancabili 28 emigrati di Sark che, almeno in teoria, dovrebbero riuscire ad amministrare circa 21.500 società. 

E senza contare che lo stesso dipartimento controlla anche gli Uffici del Registro Immobiliare del Regno Unito, e che sarebbe sufficiente non permettere ai compratori di nascondere la propria identità registrando come acquirenti le società anonime offshore al solo scopo di mascherare la proprietà effettiva. Ma qui si erge un muro e un portavoce dichiara che non esiste alcun progetto in questo senso perché “il Regno Unito intende incoraggiare gli investimenti stranieri”.