Per sei anni ha fatto di tutto per restare fuori dall’Italia. Finchè ha trovato una buona ragione per tornare. Jacopo Chirici, 27 anni, una laurea in Economia all’Università di Firenze, ha vissuto a lungo tra la Svezia e gli Stati Uniti, accumulando esperienze di studio e di lavoro molto diverse. “Il mio percorso internazionale è partito con l’Erasmus, sei mesi in Svezia, a Goteborg. Mi sono trovato talmente bene che una volta rientrato in Italia ho fatto le valigie, compilato una domanda per un master in Innovation management nella stessa università e sono ripartito. Mentre ero a Goteborg sono stato ammesso ad un Mba alla University of North Florida dove ho trascorso un anno e mezzo”.

Finita l’esperienza negli Stati Uniti Jacopo rientra in Svezia e si lancia in una nuova avventura. “Da studente avevo iniziato a fare il cameriere nei fine settimana, per mantenermi. Al termine del master il proprietario del locale mi ha chiesto di diventare suo socio e prendere la gestione del ristorante. Ho accettato e piano piano, col mio lavoro di cameriere, ho ripagato le quote per concludere l’accordo. È stata dura perché per mesi le mie giornate iniziavano e finivano dentro al ristorante e tutto quello che guadagnavo lo investivo in quel progetto”. Dopo essersi messo alla prova come piccolo imprenditore Jacopo decide di declinare quest’esperienza in un settore più vicino al suo percorso di studi. Partecipa alla Startup School organizzata dalla fondazione Mind the Bridge nella Silicon Valley. “In California ho incontrato tanti ragazzi che erano partiti come me in cerca di fortuna. Ho conosciuto Massimo Fabrizio che è diventato socio nel mio nuovo progetto. In realtà è stato lui ad avere l’idea, ma la mia conoscenza nel settore del project management e l’esperienza in quello della ristorazione sono state fondamentali. Così è nato Rysto”.

Rysto è una startup che aiuta camerieri e gestori di alberghi e ristoranti a incontrarsi per rispondere alle rispettive esigenze. Un social network geolocalizzato che consente ai primi di trovare lavoro, agli altri di reperire facilmente personale anche all’ultimo momento. È questo il motivo che convince Jacopo a rientrare in Italia, per sviluppare la piattaforma insieme ad altri ragazzi. “I miei soci fondatori sono italiani, la startup è italiana e ne siamo fieri. Vogliamo testare il prodotto qui e poi portarlo all’estero, principalmente Stati Uniti e Inghilterra che sono mercati più attivi”. Come in ogni social network anche chi entra in Rysto si crea un suo profilo e può dare la sua disponibilità. Così il lavoratore si costruisce un livello di esperienza incrementato dalle referenze che lasciano i gestori sul sito. Partito lo scorso settembre, Rysto ha già raccolto 2600 iscritti. La maggior parte hanno dai 25 ai 35 anni e non fanno altri lavori. “La vera sorpresa è stata ricevere delle iscrizioni da parte di persone di 40 o 50 anni. Sono poche ma ci sono, alcuni hanno già un’occupazione e lo fanno per arrotondare”. A giudicare dai risultati e dall’interesse degli investitori, la piattaforma arriva al momento giusto, complici forse la crisi e la disoccupazione in aumento. “A volte mi sveglio la notte con il pensiero del lavoro da fare, ho l’impressione di essere entrato in una realtà più grande di me. Da una parte fa paura, dall’altra è affascinante perché ogni giorno imparo cose nuove. Però devi chinare la testa, studiare, imparare e accettare i tuoi limiti”.