Un rinvio e momenti di tensione. E’ il bilancio del primo giorno del processo contro gli attivisti No tav che si è aperto oggi a Torino. In 45 sono accusati di violenza aggravata, minaccia, lesione a pubblico ufficiale e danneggiamento per gli scontri avvenuti l’estate scorsa (il 27 giugno e il 3 luglio) a Chiomonte, dove sorgono i cantieri per l’Alta velocità Torino-Lione. In quell’occasione erano rimasti feriti più di 200 agenti e un numero imprecisato di attivisti, contro cui si erano abbattuti oltre 4mila lacrimogeni utilizzati per disperdere la folla e respingerla dalle recinzioni.

Questa mattina ci si aspettava un’udienza di pochi minuti, per via della nullità delle notifiche a 15 imputati, e invece l’appuntamento si è protratto provocando attimi di tensione anche per l’infelice scelta di un’aula troppo piccola per lo svolgimento del processo. A farne le spese è stato anche un operatore della Rai, cui gli attivisti avrebbero voluto impedire di usare la telecamera.

Solo dopo qualche fischio e la richiesta degli avvocati di sospendere la seduta, l’udienza si è trasferita in un’aula più capiente e la corte presiediuta dal giudice Quinto Bosio ha potuto stabilire il rinvio dell’udienza al prossimo 21 gennaio.

Tutto rinviato dunque, compresa la decisione di Maurizio Ferrari, Michele Del Sordo e Fernando Juan Antonio Sorroche di voler rinunciare all’assistenza degli avvocati. Ferrari e Del Sordo, gli unici attivisti ancora in carcere e Sorroche, ai domiciliari, hanno infatti annunciato questa loro intenzione lanciando un messaggio in rete. “Abbiamo preso a discutere su come affrontare questo processo e siamo arrivati alla conclusione che vogliamo affrontarlo senza avvalerci degli avvocati perché sentiamo di non doverci difendere da niente e da nessuno, perché vogliamo attaccare lo stato e la società con il suo monopolio della violenza, perché consideriamo l’ apparato giuridico un teatrino” hanno scritto.

Che la loro intenzione non si sia arenata è provato anche dalla lettera scritta il 30 ottobre dal leader degli anarchici di Rovereto, Massimo Passamani, arrestato a Trento e indicato dai magistrati come uno degli organizzatori degli scontri di Chiomonte del 3 luglio 2011, in cui la decisione di non avvalersi di avvocati è giudicata “una scelta da rispettare”, che “esprime la ricchezza e l’eterogeneità del movimento No Tav”. Intanto gli avvocati rimandano al futuro qualsiasi commento sulla notizia.

La scelta dei tre imputati non sorprende del tutto, dato che Ferrari ha un passato da brigatista ed è stato già arrestato nel 1974 per formazione di banda armata, per aver partecipato al sequestro del giudice Sossi e del sindacalista Bruno Labate. Uscito dal carcere nel 2004, dopo trent’anni di reclusione, è anche diventato uno degli ideatori di Olga (è Ora di Liberarsi da tutte le Galere), gruppo che organizza campagne contro il carcere ed in particolare contro il regime del 41bis. Del Sordo è stato invece condannato più volte per inosservanza dell’obbligo di comparizione all’autorità di pubblica sicurezza, per porto di armi e per danneggiamento di pubblici edifici. Sorroche, il terzo dei firmatari, ha invece tra i suoi precedenti rapina aggravata, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e furto aggravato.

Degli altri indagati, altri 12 sono recidivi, tutti sono indicati come appartenenti a movimenti dell’area anarchica o antagonista di Torino o altra città. Durante gli interrogatori quasi tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere o hanno rilasciato libere dichiarazioni, per tentare di spiegare la dinamica dell’accaduto. La stragrande maggioranza è stata rintracciata con riconoscimenti successivi agli scontri, attraverso l’uso dei video e delle fotografie realizzate durante i tafferugli. Uno strumento che anche gli avvocati della difesa intendono utilizzare per provare l’innocenza dei loro imputati o ridimensionare le accuse a loro carico. Come nel caso di due giovani modenesi che hanno presentato una querela contro le forze dell’ordine, colpevoli a loro dire di violenze nei loro confronti, e che hanno trovato nelle riprese un utile strumento per provare a ricostruire l’accaduto.

Si chiude così la prima puntata di un processo destinato a crescere, cui si sommerà probabilmente un analogo procedimento, avviato nei mesi successivi agli arresti del 26 gennaio, e che vede altre otto persone indagate, tra cui Luca Custureri, di 20 anni, cui è stato notificato l’obbligo di dimora nel comune di Vaie e Elena Riva, 26 anni, originaria di Lecco e residente a Bologna, raggiunta da un ordinanza di arresto ai domiciliari.

Un processo che mentre si svilupperà continuerà a far parlare di sé anche per la dura contestazione che il movimento No tav muove alla Procura torinese e al suo capo, Gian Carlo Caselli, accusato dagli attivisti di voler criminalizzare il movimento contro l’alta velocità nel suo complesso e perciò nei mesi scorsi fatto oggetto di proteste durante le sue apparizioni pubbliche. Ma anche per le preoccupazioni crescenti sulla costruzione di un’opera, come la Tav Torino-Lione, che secondo la Corte dei conti francese ha già raddoppiato i suoi costi, passando da 12 a ben 26 miliardi di spesa.