I fatti. Atroce morte su Catania-Palermo 2007, caso chiuso in Cassazione e fine della presunzione d’innocenza per Daniele Micale e Antonino Speziale (era minorenne). Inutile appello su Youtube: per la giustizia italiana, oltre ogni ragionevole dubbio, entrambi sono colpevoli dell’omicidio preterintenzionale dell’Ispettore Capo di Polizia Filippo Raciti. Niente ribaltoni, né sentenze riformate. Smontata tesi della difesa (grida allo scandalo e chiede revisione del processo) e vittoria dell’accusa, nonostante lacune testimoniali ed assenza di riprese a circuito chiuso nel momento fatale. Inammissibili superperizie di parte, controperizia RIS Parma e altre ipotesi, compreso l’impatto di un Land Rover Discovery della Mobile in retromarcia (teoria fuoco amico).

I misfatti. Bufera e polemiche, corollario da colpevolisti e innocentisti, supposti mostri contro sedicenti capri espiatori, ruoli intercambiabili a seconda dei gusti: Speziale innocente, sabato t-shirt di Pietro Arcidiacono in diretta Rai Sport (Nuovo Cosenza-Sambiase, Serie D, girone I) sul neutro del Longobucco di Scalea. Domenica all’ex Cibali Massimino, cori e striscioni pro-condannati da una parte del tifo etneo (Catania-Chievo Verona, Serie A). Ieri invio degli atti alla procura federale FIGC, presa di distanza di società calabrese e Lega Nazionale Dilettanti, indignazione sindacati di Polizia e su Radio 24 di Marisa Grasso (vedova, oggi Presidente locale Circoli Liberal, area UdC), disposizione DASPO di 3 anni del Questore di Catanzaro per il centrocampista cosentino e vaglio di altre ipotesi di reato. Oggi, in conferenza stampa, le scarne parole di Arcidiacono, visibilmente schiacciato dal peso del caso: “Mi prendo le mie responsabilità. Ho fatto una cazzata. Non era mia intenzione mettermi contro la Polizia. Chiedo scusa a tutti. Sono vicino alla famiglia Speziale”. 

Osservazioni e domande: il nostro ordinamento giuridico prevede il reato di critica di sentenza penale? Qual è il limite tra libertà di manifestazione del pensiero, reato di opinione e censura moralista del dissenso politically incorrect? Solidarizzare (a torto o a ragione) con Speziale perché amico d’infanzia, significa istigare alla violenza e offendere la memoria del defunto Raciti? Rispettando sensibilità della famiglia Raciti e operato della magistratura (pur non condividendone il giudizio finale) è reato sollevare dubbi sull’esito di un processo di dominio pubblico, che da anni fa parlare non solo il mondo del calcio? E’ giusto disporre un DASPO pluriennale (divieto di accesso alle manifestazioni sportive, che per un calciatore di 24 anni significa carriera compromessa) per l’esibizione di una maglietta bianca che – testualmente – abbina la parola ‘innocente’ ad un cognome, equiparando la sanzione del gesto a quella per reprimere un portatore d’armi improprie, a chi espone effigi discriminatorie/razziste, travisa pubblicamente il volto rendendosi protagonista di risse da stadio? Dov’è il discrimine tra forma e contenuto, tra l’equa sanzione e l’abuso del DASPO, strumento di prevenzione atipica contro persone pericolose per l’ordine pubblico, se paragoniamo Arcidiacono a German Denis di Atalanta-Inter una settimana prima, con sfoggio (nemmeno multato) di messaggio politico su maglia a cerchio rosso con la lettera K barrata (logo anti anti-kirchneriano, presidente argentino contestato dai dissidenti)?

Ognuno, certamente, saprà darsi le sue risposte. Personalmente, però, con la stessa determinazione con cui credo nella giustizia di uno Stato di Diritto e da giornalista non tollero leggi bavaglio (salva Sallusti), così da cittadino libero mi richiamo agli strumenti di tutela di opinione (Costituzione, Dichiarazione Universale Diritti dell’Uomo, Carta di Nizza) per dire apertamente che io sto con Arcidiacono. E non perché sabato c’è Palermo-Catania.