L’ormai planetario successo della saga umana/vampira/mannara creata da Stephenie Meyer, autrice di Twilight e dei successivi tre libri, (dai quali sono stati tratti tre film record di incassi), è arrivato al culmine con l’ultima pellicola nelle sale da poco anche in Italia.

Quando, nel 2005, lessi il primo libro della quadrilogia, lo acquistai quasi per dovere: avevo in casa due adolescenti, sono appassionata di fantasy e di fantascienza, e volevo testare, pur con grande scetticismo, questo genere in versione young, che nella porzione di letteratura adulta ha prodotto opere di grande intensità e bellezza, se penso a Ursula K. Le Guin o ad Octavia Butler, per citare solo due tra le scrittrici femministe fantasy più note e tradotte.

Mi imbatto quindi nella scrittura pulita di questa trentenne di fede mormona, che immagina i turbamenti di Bella, diciassettenne umana contesa tra il diafano e algido vampiro Edward  (vegetariano però, nel senso che non uccide umani per saziare la sua sete di sangue) e l’impetuoso e caldo lupo mannaro Jacob. Ma non stiamo parlando di sfumature di vari colori: la Meyer sceglie di raccontare a suo modo una difficoltà reale e concreta che da sempre l’umanità stenta a nominare: il femminile e il maschile possono incontrarsi, e su quale territorio relazionale i costi e i benefici sono maggiori?

Amore, sessualità, amicizia, ma anche bene e male, violenza e dialogo, il tutto in un mix che, come nella migliore tradizione della scrittura del genere fantasy e fantascientifica, si serve dello straniamento spazio temporale per raccontare il qui e ora: dentro alla saga, come in tutte le saghe della storia, c’è la contrapposizione valoriale insita nella crescita di ogni essere umano.

Nel libro non si nasconde nulla della difficile fase della scelta di orientamento e di collocazione del desiderio sessuale: Bella non è descritta come fanciulla virginale, e decide rapidamente la temperatura del suo desiderio, affrontando l’estremo sacrificio per seguire la sua passione.

Se per accedere al mondo di Edward, e poter stare con lui anche con il corpo, dovrà morire, ebbene morirà, anche se questo significa abbandonare la sua famiglia d’origine e la vita così come è data da vivere nella vicenda umana.

Il tutto si complicherà, e arricchirà, nel corso dei libri, offrendo colpi di scena che hanno al centro, sempre, la sessualità e il vaglio tra sentimenti e legami affettivi, e lascio alla eventuale curiosità sull’argomento se leggere o meno i libri.

Ma una cosa è certa: Bella è il cuore della narrazione, così come nei film c’è sempre lei come motivo di scontro, o di alleanza, tra i vari mondi che popolano i romanzi.

Eppure, alla affollata proiezione dell’ultimo film, sono stata testimone di un fatto che mi ha turbata. Mentre scorrevano i titoli di coda, e i volti dei personaggi venivano passati in rassegna, sono partite urla e applausi scroscianti all’apparire dei due maschi dominanti, Edward e Jacob.

Equamente suddivisi per entusiasmo, gli apprezzamenti della maggioranza delle ragazze in sala si sono espressi in modo allegro e rumoroso alla vista dei due comprimari.

Così, lasciata per ultima la comparsa di Bella in quanto appunto cuore pulsante della storia, quando si è manifestata sullo schermo la sua foto mi sarei aspettata applausi anche verso di lei.

Invece, a parte un accenno subito represso perché solitario, il silenzio.

Ma come: niente applausi per Bella, che tra l’altro incarna il genere della stragrande maggioranza sia delle fan dei libri della Meyer come dei film tratti dai suoi libri?

Perché, mi son chiesta, le ragazze non riconoscono in Bella qualcosa di loro stesse, per una volta che una saga letteraria e cinematografica mette il centro non una figura maschile ma una femminile, per giunta giovane, tenace, autonoma e decisa?

Forza, ragazze: l’ammirazione per i due bistecconi dotati di superpoteri ci sta, ma lo vogliamo fare un bell’applauso al pezzetto di Bella che sta dentro ciascuna di noi?