L’archivio filmico dei privati cittadini diventa memoria di una città. Accade a Bologna con la mostra Cinematic, dal 16 novembre 2012 al 13 gennaio 2013 all’Urban Center (Sala Borsa), progetto dell’associazione Home Movies in collaborazione con l’Istituto Storico Parri. Un caleidoscopio di filmati d’epoca “familiari” girati a Bologna tra il 1950 e il 1980, proiettati sulle pareti o trasmessi da schermi, raggruppati tematicamente per mostrare i diversi punti di vista su un unico luogo urbano, sfondo o dettaglio.

L’installazione principale tra le stanze dell’Urban Center è, ad esempio, una carrellata di singoli “io” narrante e registico sul soggetto San Luca: la basilica, il lungo, storico e glorioso portico, il panorama, l’immagine sullo sfondo. Ed è una sorta di città invisibile la Bologna che compare nel cinema privato proposto da Cinematic. Immagini che sono state nascoste e inaccessibili per decenni e ora si rendono pubbliche grazie alla mutazione di destinazione d’uso proposta da Home Movies e ai numerosi bolognesi che hanno messo a disposizione i loro archivi personali e familiari. Ma invisibile, e ora invece visibile, anche per altre ragioni: i luoghi del vissuto nella maggior parte dei casi restano sullo sfondo delle riprese, i particolari vanno ricercati e sottolineati: la rappresentazione d’insieme è proprio il quadro che la mostra offre come valore aggiunto alle immagini di partenza: memoria spezzata, piccole poesie e cronache del quotidiano, momenti di vita rubati dalla cinepresa e impressi su pellicola.

“E’ il tentativo di ricostruire un immaginario di città pubblica per i cittadini bolognesi”, spiega Luisa Cicognetti, responsabile del settore audiovisivi dell’Istituto Parri, “Prendendo l’archivio di mese in mese più ricco di Home Movies e valutandolo come fonte storica, un singolo soggetto diventa una fonte, e messo insieme agli altri singoli sguardi, ci riporta ad uno sguardo collettivo su un oggetto. Questa è l’idea di città pubblica che proviamo a proporre. Tra i vari cineamatori, ad esempio, abbiamo un militante del Pci che attraverso i video mostrava cosa fosse per lui la Bologna Democratica: case pubbliche, asfalto, gas e acqua come elementi di democratizzazione”.

Per approfondire la questione arriverà da Liverpool, Les Roberts, giovane professore universitario che in Inghilterra tiene un corso sull’identità e memoria culturale delle città (roba che in Italia ci sogniamo, n.d.r.) e che ha pubblicato il libro Film, Mobility and Urban Space: A Cinematic Geography of Liverpool rintracciando una “città pubblica” anche grazie alle immagini a circuito chiuso delle videocamere in strada. Roberts sarà a Cinematic sabato 15 dicembre assieme ad un altro studioso dell’immagine analogica del novecento come Pierre Sorlin.

Cinematic si concentra comunque su un trentennio specifico, 1950-1980, perché rappresenta una stagione contraddistinta dalla crescita economica e sociale, un lungo dopoguerra in cui la città si è ingrandita ed è cambiata sotto la guida delle amministrazioni che si sono susseguite e attraverso il vissuto quotidiano di generazioni di abitanti. Il 1980 rappresenta, anche simbolicamente, un anno di cesura. Con la strage alla stazione la città si trova per l’ultima volta così unita, e nel periodo successivo gli scenari e le tecniche visuali di trasmissione della memoria mutano.

Infine non si può sottovalutare il grido d’allarme che Paolo Simoni, presidente dell’Associazione Home Movies lancia in vista di un 2013 ancor più zeppo di tagli pubblici alla cultura: “Continuo a difendere l’idea che un archivio come il nostro debba avere una funzione pubblica e non si debba basare soltanto sullo sfruttamento commerciale altrimenti diventerebbe una library. Cinematic è un grande sforzo per gli associati di Home Movies, ora chi ci ha aiutato fino a questo punto (enti pubblici, n.d.r.) deve avere una posizione chiara e precisa sulla direzione da prendere nel futuro. Comprendo la questione dei tagli, ma è sulle scelte che temo situazioni gattopardesche, ovvero che rifondando su nuove basi la programmazione dei contributi si cambino le carte in tavola”.