Missione compiuta: la Lega calcio ha raggiunto l’accordo sulla ripartizione delle risorse provenienti da diritti tv per il triennio 2012/2015. I piccoli club hanno ottenuto quello che volevano: un ‘paracadute’ da 30 milioni di euro all’anno complessivi per le squadre che retrocedono in Serie B. Ma il prezzo da pagare non è stato esiguo: i ricavi incrementali finiranno nelle casse delle migliori dieci del campionato, con buona pace di chi sperava di allargare il più possibile la base di distribuzione. La trattativa non è stata semplice, non lo è mai quando in ballo ci sono oltre tre miliardi di euro (a tanto ammonta il totale dei diritti, tra pay tv, emittenti in chiaro, radio, web e estero). Sul tavolo c’erano ben cinque proposte, avanzate da Chievo Verona, Udinese, Fiorentina, Genoa e da un consorzio delle sei ‘big’: ma nessuna ha raggiunto il quorum di 15 voti fissato dalla Legge Melandri. Troppo facile trovare cinque scontenti.

A creare scompiglio è stata soprattutto la proposta del Chievo Verona, che ha provato a far saltare il banco mettendo in discussione la formula del 40-30-30 (40% in parti uguali, 30% per bacino d’utenza, 30% su base meritocratica) già adottata negli ultimi due anni: in particolare, la società del presidente Luca Campedelli puntava ad azzerare i risultati storici, che incidono del 10% sulla ripartizione. Ma la reazione dei grandi club – che si giovano del criterio ‘storico’ (mentre il Chievo, club arrivato solo di recente nel grande calcio, è uno dei più penalizzati) – è stata durissima: hanno minacciato di negare l’indennizzo per la retrocessione in Serie B, che rappresentava la priorità assoluta per le società medio-piccole.

Il ricatto ha funzionato. La proposta del Chievo non è passata. E neanche quella dell’Udinese, che invece, confermando lo schema di base, si soffermava sui ricavi aggiuntivi, prospettandone una ripartizione più ampia possibile. Dalle pay-tv, infatti, quest’anno arrivano 34 milioni di euro in più, che diventeranno 41 nella prossima stagione e 60 fra due anni: anche questi soldi sono diventati terreno di scontro. L’Udinese aveva proposto un’assegnazione meritocratica alle prime dodici su scala progressiva, con premi più piccoli per le classificate dal 13° al 17° posto. Anche qui, però, hanno avuto la meglio le grandi: niente gettoni alle ultime, i ricavi incrementali verranno divisi soltanto fra le prime dieci del campionato.

In compenso, le piccole hanno raggiunto il loro obiettivo principale: il paracadute di solidarietà viene quasi raddoppiato e sale a 30 milioni complessivi. Le società che retrocedono in Serie B riceveranno 15 milioni di euro in caso di avvenuta permanenza in Serie A per tre o più anni, 10 milioni in caso di due anni e 5 milioni in caso di un anno solo. Si tratta di un indennizzo fondamentale per affrontare con serenità la discesa in cadetteria, che comporta il venire meno di una lunga serie di introiti: senza questi soldi, per tutti quei club che non hanno alle spalle una proprietà milionaria la retrocessione in Serie B avrebbe potuto coincidere con il fallimento.

Alla fine, dunque, si è giunti a “un compromesso che scontenta tutti, e quindi accontenta tutti”. Questo il commento dell’avvocato Stefano Campoccia, che ha rappresentato l’Udinese nella trattativa. Viene confermato lo schema derivante dall’applicazione della Legge Melandri: i 700-800 milioni di diritti tv (al netto di tutte le detrazioni, tra cui appunto quella del paracadute) verranno distribuiti in parti uguali per il 40%; per il 30% sulla base del bacino d’utenza (di cui il 25% è calcolato sul numero di tifosi, il 5% sulla popolazione di residenza del Comune di appartenenza della squadra); per il 30% sulla base dei risultati ottenuti (di cui 5% per i risultati della stagione in corso, 15% per i risultati dell’ultimo quinquennio, 10% per i risultati maturati a partire dal 1946). Con questa formula, la squadra più premiata nella stagione 2012/2013 dovrebbe essere la Juventus, che se confermerà lo scudetto porterà a casa circa 95 milioni di euro; a seguire le due milanesi, vicine a quota 90 milioni, mentre la cenerentola Pescara si fermerà sotto i 25 milioni.

L’accordo è cosa fatta: verrà ufficializzato solo nella prossima assemblea ma non dovrebbero esserci sorprese. Una settimana di tregua, poi i club torneranno ad affilare le armi: c’è da scegliere il nuovo presidente di Lega entro la fine del 2012, e anche qui la posta in palio è molto alta. Tanto che per accontentare tutti l’unica soluzione potrebbe essere ancora una volta quella di fare un passo indietro: non è da escludere che venga rieletto Maurizio Beretta, manager di Unicredit, presidente di Lega uscente. E forse anche entrante.