Certe date contano. 21 novembre 2008: Twilight sbarcava nelle nostre sale. Quattro lunghi anni dopo siamo arrivati alla fine. Dopo averla tanto tirata per le lunghe, in Breaking Dawn – Part II Robert Pattinson e Kristen Stewart non hanno più remore: “Potremmo farlo per sempre “. Ma non è solo sesso, magari, bisogna informare papà Swanson della nipotina: Renesmee, la creatura immortale ma non vampira data alla luce da Edward Cullen e la mogliettina Bella Swan. E che fare con l’imprinting che la neonata ha con il palestrato uomo lupo Jacob (Taylor Lautner)? Per fortuna, anche tra i vampiri esiste la caccia alle streghe: i Volturi temono la diversità di Renesmee e dichiarano guerra ai Cullen, che nel frattempo hanno radunato i vampiri buoni in giro per il mondo. Sì, è sempre Bene contro Male, capirai che novità. Mentre l’autrice di Twilight Stephenie Meyer riposa beata su milioni di dollari – letteralmente – sporchi di sangue, c’è il rischio che anche il pubblico si addormenti, ma a tasche vuote: quest’ultimo capitolo sembra la Famiglia Addams for dummies, tutto chiacchiere, salotto e volemose bene, finché – benedetti Volturi – non si muovono le mani. 20 minuti di scontro, ma così ben coreografati e un filo crudeli da far venire il rimpianto: e se si fossero sempre menati? Ma non c’è più tempo, e allora becchiamoci il rewind. E rispolveriamo l’impegno: Bella ciao…

A tenere aperti i nostri occhi, viceversa, ci pensa 7 Psicopatici di Martin McDonagh, da oggi in sala. Lo sceneggiatore Marty (Colin Farrel) cerca ispirazione per il suo script 7 Psicopatici, ma gli viene bene solo una cosa ubriacarsi, alla faccia della sua ragazza. Non bastasse, viene coinvolto in un sequestro di cani pianificato dal suo amico schizzato Billy (Sam Rockwell) con lo stravagante Hans (Chris Walken): le idee buone arrivano, ma anche i guai. Stavolta il cane rapito è quello sbagliato: l’amato Shih Tzu del boss Charlie Costello (Woody Harrelson). Per il buon Marty la scrittura diventa l’ultimo dei problemi…

Dopo il riuscito e stralunato noir In Bruges, l’inglese Martin McDonagh ritrova il buon Colin Farrell e rincara la dose poetico-stilistica: nonsense e perfino psichedelico, arguto e intelligente, 7 Psicopatici ha tutto per divenire cult, complici grandi attori – c’è pure Tom Waits – e una sceneggiatura di ferro. Il focus è sulla vita che si fa arte (letteratura), a rischio di mandare qualcuno all’altro mondo: creazione artistica, soprattutto, immaginazione al potere, ma con un retrogusto sinceramente esistenziale e un genuino amaro in bocca.

Qualcuno si sacrifica, qualcuno muore perché inguaribilmente “cattivo”, ma chi rimane in piedi è irrimediabilmente cambiato: la sua voce fa desistere anche uno psicopatico in cerca di vendetta. Per chi ama il cinema dal gusto indie, questo 7 Psicopatici, ma senza esagerare: i soldi ci sono, ma il valente McDonagh sa come spenderli. Una dark comedy un filo misogina e, ovviamente, molto psicolabile, eppure è terapeutica: si ride, e bene.