Mentre l’Italia riesce a portare a casa i 670 milioni di aiuti alle zone colpite dal terremoto in Emilia-Romagna, i negoziati sulla rettifica di bilancio 2012 e sull’intero bilancio 2013 dell’Ue rischiano di naufragare e con essi i fondi destinati all’Erasmus, ad altri progetti di ricerca e a tanto altro. Nove Paesi, infatti, non vogliono sentire ragioni: il bilancio europeo va tagliato, costi quel che costi.

C’è tempo fino alla mezzanotte di oggi per trovare un accordo, ma lo strappo del Parlamento europeo arrivato nel pomeriggio non lascia ben sperare. Il Presidente dell’Aula, il tedesco Martin Schulz, si è chiamato fuori “perché non c’è accordo tra gli Stati membri”. Nonostante i tentativi di mediazione, i nove falchi continuano ad opporsi ai 9 miliardi chiesti dal Commissario Ue al bilancio Janusz Lewandowski per pagare i conti rimanenti per il 2012.

Si tratta di fatture già emesse per programmi di studio come l’Erasmus e il Lifelong Learning, ma anche per progetti di coesione, sviluppo regionale e aiuti umanitari. Non è la prima volta che Bruxelles chiede una manovra correttiva, ma questa volta è diverso. Si perché l’approvazione della rettifica per il 2012 è strettamente legata al bilancio 2013 per il quale l’Ue ha chiesto un aumento del 6,8% rispetto al budget 2012 (quindi un totale di 138 miliardi), aumento del quale la maggior parte dei governi nazionali non vuole nemmeno sentir parlare.

E a sua volta il bilancio 2013 è legato al periodo di programmazione 2014-2020 dove per non venire alle mani, politicamente parlando, c’è stato bisogno della convocazione, su richiesta della Germania, di un summit europeo straordinario direttamente con i capi di Stato e di governo per il 22 e 23 novembre. Ma andiamo per ordine. Se in serata non si raggiungerà l’accordo sulla rettifica 2012 e sul bilancio 2013, cosa molto probabile vista la divergenza di posizioni e il fatto che i rappresentanti del Parlamento europeo se ne sono già andati a casa, si cercherà un compromesso al prossimo summit del 20 novembre.

Se anche in quell’occasione risultasse impossibile approvare i conti dell’Ue, allora si arriverà al cosiddetto “esercizio provvisorio”, ovvero l’ammontare del bilancio Ue 2012 sarà diviso per 12, come le mensilità, e l’intera Unione camperà mese per mese a vista, fino al raggiungimento di un accordo definitivo. Ma non è finita qui. Visto che i 9 miliardi di euro in teoria sono già stati spesi, la Commissione europea riceverà delle multe per le somme dovute e non pagate.

E chi pagherà queste multe? Paradossalmente proprio quegli Stati membri che non vogliono concedere la manovra correttiva, visto che l’Unione europea oggi non ha risorse proprie ma campa dei contributi versatele dai 27 Paesi membri. Sta di fatto che tra i primi che pagheranno le conseguenze di questa impasse politica saranno i beneficiari di questi fondi, come i ragazzi che hanno già ricevuto una borsa Erasmus che dovevano partire in questi mesi.

Ecco alcune cifre che la Commissione non sarà più in grado di pagare per quest’anno: Erasmus (90 milioni), Settimo programma quadro della ricerca (344 milioni), Lifelong Learning programme (180 milioni), Spazio europeo di libertà e sicurezza (78 milioni), Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (17,7 milioni) e Galileo (4,8 milioni). Senza dimenticare i ben più ingenti programmi del Fondo sociale europeo (3 miliardi), Fondo di sviluppo regionale (2,7 miliardi) e Fondo di coesione (1,3 miliardi).

“Questi fondi servono affinché l’Unione Europea possa rispettare i suoi obblighi legali, ad esempio pagare i conti per beni, lavori e servizi forniti”, si legge nella nota ufficiale del Parlamento europeo. Schultz ha dato l’annuncio dello strappo durante la conferenza stampa tenuta al termine del vertice dei cosiddetti “Amici della coesione”, ovvero il gruppo dei leader dei 15 Paesi guidati da Polonia e Portogallo che lottano contro i tagli ai fondi di coesione proposti nel bilancio pluriennale 2014-2020.

Nel dettaglio si tratta di Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Croazia. Inutile dire che si tratta di “beneficiari netti”, ovvero Paesi che ricevono dall’Ue più di quanto danno, contrariamente ai “contribuenti netti” come l’Italia, la Francia, la Germania e la Gran Bretagna, che invece danno più di quanto ricevono. Proprio la Gran Bretagna è la bestia nera del bilancio europeo.

“È arrivato il momento di avere un maggiore controllo sulla spesa. Non possiamo più permetterci di aumentare il bilancio, l’Europa deve imparare a vivere coi i suoi mezzi”, ha detto oggi David Cameron in visita a Roma e rispondendo al Premier italiano Mario Monti il quale sosteneva che, dal momento che “gli Stati hanno trasferito alcune funzioni a Bruxelles” allora proprio a Bruxelles “servono più risorse”. “Sia l’Italia che il Regno Unito sono contribuenti netti, rispettivamente il terzo e il quarto” ha spiegato Monti, “tuttavia noi siamo meno convinti rispetto al Regno Unito della necessità di una consistente riduzione del bilancio europeo”. Eh si, perché non solo Londra voleva tagliare il bilancio Ue 2012 e 2013, ma mentre Cameron esprimeva solidarietà per le popolazioni colpite dalle alluvioni in Toscana”, il suo ministro all’economia si opponeva a Bruxelles agli aiuti Ue all’Emilia-Romagna per il terremoto (insieme a Svezia e Finlandia).

@AlessioPisano