Mentre nell’Idv si continua a discutere dell’inchiesta di Report sul patrimonio immobiliare di Di Pietro , il movimento giovanile chiede ai vertici del partito di farla finita con “l’esaltazione dell’uomo solo al comando” e di mettere in pratica una maggiore collegialità nelle decisioni politiche e nella scelta delle candidature alle elezioni politiche della prossima primavera. Non si tratta di uno strappo traumatico, né di una “sconfessione” del leader, ma dalle parole del coordinatore nazionale dei “Giovani di valore”, Rudi Russo, emerge chiaramente una marcata insofferenza verso quella forma di “partito personale” che lo stesso Di Pietro ha sempre contestato al centrodestra di Berlusconi.

L’Italia dei valori, spiega Russo, “nacque in un garage, dove Di Pietro tornò a leggere le lettere di incoraggiamento e ringraziamento di molti cittadini che lì aveva conservato, quando da giudice portava avanti l’inchiesta di Mani pulite. Ricontattando quei cittadini prese il via un movimento che ora è partito”. Secondo i giovani dipietristi quindi “è stata fisiologica un’iniziale gestione quasi “domestica”, fatta tra le mura di casa”. Ora però le cose devono cambiare, perché serve “una linea di distinzione tra chi continua l’esaltazione dell’uomo solo al comando, che nemmeno Di Pietro vuole più, e chi invece chiede una piena e matura collegialità”.

Cosa significa “matura collegialità”? Tre cose: “l’elezione di una assemblea programmatica nazionale che dibatta il programma scritto dai dipartimenti due mesi fa, le primarie interne di livello regionale per le elezioni al Parlamento e la presentazione a questa assemblea del bilancio preventivo per il 2013”. Su quest’ultimo punto pesano ovviamente le gravi accuse che la Procura di Roma ha rivolto all’ex capogruppo dell’Idv in Consiglio regionale del Lazio, Vincenzo Maruccio, indagato per peculato e costretto proprio da Di Pietro a lasciare la Pisana. La trasparenza e la gestione dei conti del partito non possono più restare nelle mani di pochi.

Politica, candidature e risorse gestite collegialmente, quindi. Ecco cosa chiedono i giovani Idv a Di Pietro. E non sono richieste generiche prive di paletti o scadenze. Perché se è vero che “il partito ha già intrapreso la via di una maggiore democraticità”, però “adesso occorre accelerare, entro la fine dell’anno, per non rimanere nell’album dei ricordi della seconda Repubblica”.