Il 27 ottobre a Roma alla manifestazione nazionale partecipano anche i camici bianchi

Pur essendo d’accordo con il valore della partecipazione a garanzia della sanità pubblica credo, da tempo, che proprio le organizzazione dei medici, a partire dall’ordine dei medici, debbano schierarsi in prima fila nella difesa del paziente, senza se e senza ma. Nel volantino di questa organizzazione di dirigenti medici invece mi pare che, come spesso succede, si prende spunto da quello che succede agli altri, o potrebbe succedere, parlando esclusivamente di sé.

Allora come fare a guarire la sanità? Mi sento di dover dare qualche spunto a tutti quelli che come me hanno la fortuna di fare i medici.

  • Richiedere esami solo in casi di necessità e di dubbio, mai per medicina difensiva.
  • Operare esclusivamente quando è indispensabile.
  • Rendersi disponibili a controlli non sugli elaborati scritti (cartelle spesso “corrette”) ma randomizzati sul paziente in modo da scoprire l’effettivo beneficio del proprio operato. 
  • Ridurre drasticamente il numero di congressi che debbono essere sempre a pagamento del medico prevedendone uno all’anno per ogni società specialistica.
  • Vietare la frequentazione di riunioni con società farmacologiche, di strumentario diagnostico o chirurgico.
  • Lottare in prima persona sull’uso di farmaci “specifici” per ogni patologia che abbiamo la salute del paziente come unico valore di utilizzo e non prescrivere mai farmaci inutili.
  • Partecipare alla spesa pubblica, e quindi a quella sanitaria, nel rispetto delle regole e del proprio guadagno effettivo.

Mi piacerebbe sapere quanti medici sottoscriverebbero realmente tutti questi semplici punti come base per insegnare ai giovani colleghi che dobbiamo essere noi medici i primi a risparmiare in sanità in modo tale che la salute del paziente vinca e che, con i soldi risparmiati, si possa rifondare una nuova sanità pubblica.