Invotabili. Le norme sulla scuola nel disegno di legge sulla stabilità non piacciono per nulla al segretario del Pd Pierluigi Bersani. “In questi giorni continueremo con i dipartimenti del Pd e con i gruppi parlamentari nell’approfondimento della legge di stabilità e discuteremo con altri gruppi di maggioranza cercando il massimo di convergenza. Nel rispetto dei saldi chiediamo al governo di rendersi disponibile a modifiche significative. Noi metteremo attenzione alla questione fiscale cercando una soluzione più equa e più adatta a incoraggiare la domanda interna. Metteremo attenzione al tema ancora aperto degli esodati. In particolare, voglio dirlo con chiarezza, noi non saremo in grado di votare così come sono le norme sulla scuola”, afferma Bersani. Che il 10 ottobre scorso aveva parlato dell’esigenza di modifica

“Sono norme – aggiunge il leader dei Democratici – al di fuori di ogni contesto di riflessione sull’organizzazione scolastica e che finirebbero semplicemente per dare un colpo ulteriore alla qualità dell’offerta formativa. Voglio credere che ciò sarà ben compreso dal governo. Diversamente, saremmo di fronte a un problema davvero serio”, conclude Bersani. Ma per il Pd, come detto, i problemi della legge che arriverà in Parlamento non finiscono con la scuola. Perché il relatore del testo, Pier Paolo Baretta, chiede un “serio confronto tra la maggioranza ed il governo” anche per quanto riguarda il fisco: “I redditi più bassi risultano in assoluto i più penalizzati”, dice. Quindi “converrà rimodulare la distribuzione” tra la riduzione dell’Irpef e l’aumento dell’Iva. 

 

Alcuni giorni fa era già arrivata la disponibilità del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, a discutere su tutto in Parlamento, anche se faceva notare la necessità di trovare un miliardo di euro. Stesse aperture sia dal presidente del Consiglio Mario Monti e dal ministro dello Sviluppo Corrado Passera che ribadisce il concetto anche oggi: “”Ripetiamo quello che abbiamo già detto, gli spazi” di miglioramento “sono solo a saldi invariati. A questa condizione siamo disponibili”.

“Sono contento che Bersani alla fine la pensi come noi sulla scuola e sugli effetti disastrosi delle scelte del governo – commenta il leader di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola attraverso Twitter- Ora però aspettiamo di vedere coerenza e comportamento dei parlamentari Pd. Naturalmente quando si parla di problemi concreti di milioni di italiani, di migliaia di docenti e studenti: Renzi non pervenuto”.

Cosa prevede il testo: risparmi di oltre 700 milioni di euro e 6 ore in più per tutti i docenti
Cosa prevede la legge di stabilità nel settore della scuola? Ammontano ad oltre 700 milioni di euro i “risparmi prudenziali” che potrebbero arrivare per le casse dello Stato e per nuovi investimenti nella scuola dall’aumento di 6 ore dell’orario di lavoro dei professori delle medie e delle superiori, iniziativa contro la quale i docenti, stamane, hanno manifestato a Roma con un flash mob. Lo stipendio, secondo quanto prevede il disegno di legge, rimane lo stesso, ma aumenta il numero “ufficiale” di ferie. La relazione tecnica allegata al testo di legge e predisposta dal ministero dell’Economia esamina le riduzioni di spesa e che fa le “pulci” all’attuale situazione delle ferie effettive dei docenti, non solo di quelle estive, ma anche di quelle di Natale e Pasqua.

La relazione, per quanto riguarda la proposta di riduzione delle spese non rimodulabili relative al ministero dell’Istruzione, indica una tabella che parla di un importo di 240 milioni di euro nel 2013 e di 721 milioni a partire dal 2014.

Secondo la relazione, comunque, l’aumento delle 6 ore corrisponderebbe alla forte riduzione dei cosiddetti spezzoni di orario: gli organici di diritto della scuola, infatti, sono 132 mila per le medie e 188 mila per le superiori, insegnanti di sostegno esclusi. A queste cattedre, però, si aggiungono degli “spezzoni di orario” che esulano dagli orari a 18 ore: oltre 7 mila per le medie e oltre 13 mila per le superiori. Con la copertura “gratuita” delle 6 ore, la riduzione delle spese sarebbe, secondo i “tecnici”, di almeno 120 milioni di euro l’anno per l’eliminazione degli “spezzoni orari coperti con ore eccedenti strutturali”: si tratta delle ore coperte dai docenti già in servizio a tempo indeterminato che fanno più delle loro 18 ore e che però proprio per questo vengono pagati in più. Secondo i dati della Banca d’Italia questi spezzoni sono costati nell’anno scolastico 2011/2012 oltre 129 milioni di euro.

La seconda tranche di riduzione riguarda gli spezzoni orari coperti con “supplenze sino al termine delle attività didattiche”. Con l’aumento delle ore, le riduzioni di “spezzoni” arriverebbero a 3.404 per le medie, e 5.865 per per la secondaria superiore. Ad uno stipendio medio lordo di 28 mila euro l’anno per supplente la “riduzione del fabbisogno” calcolata dalla relazione è di oltre 265 milioni di euro al 2014 (97,5 mln alle medie, 168 alle superiori). Infine la riduzione dell’organico degli insegnanti di sostegno che da 90,5 mila scenderebbero di 11,4 mila unità: a partire dal 2004 il risparmio sarebbe di 328 milioni. Che sommati ai 120 mln dello sforamento delle cattedre e ai 265 milioni delle supplenze eliminate arrivano ad un totale di oltre 715 milioni di euro.

La relazione tecnica, infine, esamina il “monte” ferie di fatto dei docenti, che oscilla dai 13 ai 16 giorni per le vacanze di Natale e Pasqua e dai 78 agli 87 per il periodo estivo. Considerato, scrive sempre la relazione tecnica, che l’attuale normativa prevede per i docenti 47 giorni di ferie, si “ricava che i giorni di sospensione delle lezioni durante il periodo estivo nei quali i docenti dovranno assicurare la presenza, perché non copribili per incapienza di ferie” oscillano da 44 a 53. “Si tratta – sottolinea la relazione – di un numero sufficiente ad assicurare lo svolgimenti degli scrutini, degli esami di Stato, di ogni attività valutativa e anche delle attività preparatorie all’inizio dell’anno scolastico”.