Ottenuto il conto complessivo dei danni causati a Telecom Italia dagli scandali della gestione Tronchetti Provera, i piccoli azionisti della società in rivolta contro il colpo di spugna in arrivo sulle responsabilità degli ex manager, alzano il tiro e chiamano in causa anche la Procura di Milano. E, anche alla luce della recente iscrizione del numero uno della Pirelli nel registro degli indagati per ricettazione sempre nell’ambito dell’attività di dossieraggio operato dall’allora Security di Telecom, chiedono al presidente Franco Bernabè anche un passo indietro sulla mancata azione di responsabilità nei confronti di Marco Tronchetti Provera.

I tentativi del gruppo di telecomunicazioni  di mettere la sordina all’assemblea straordinaria in calendario per oggi pomeriggio stanno così fallendo. A fare da sponda a piccoli azionisti e dipendenti della società che stanno pagando sulla loro pelle il conto dei danni del passato, nei giorni scorsi è addirittura scesa in campo la Consob per obbligare l’attuale management dell’ex monopolista telefonico a fare maggiore chiarezza sui suoi ex amministratori, Carlo Buora e Riccardo Ruggiero e consentire così agli azionisti di decidere con maggior cognizione di causa, conti alla mano, se procedere o meno nei loro confronti con un’azione di responsabilità per gli scandali della gestione Tronchetti Provera.

A sole 17 ore dall’inizio dell’assemblea l’attuale numero uno, Franco Bernabè, ha fatto caricare sul sito di Telecom due documenti: uno con i compensi dei due ex manager e le spese sostenute dalla società per far fronte alle accuse di spionaggio e di aver venduto sim false; l’altro con un chiarimento sulla posizione della società rispetto alle ultime accuse della Procura di Milano verso l’ex presidente Tronchetti Provera e nei confronti di altri due dirigenti coinvolti negli scandali, Massimo Castelli e Luca Luciani.

Quest’ultimo, che ha replicato la truffa delle sim false anche in Brasile, è colui secondo il quale Napoleone a Waterloo avrebbe riportato una brillante vittoria. Castelli e Luciani, le cui posizioni non sono all’ordine del giorno dell’assemblea odierna, rischiano ora seriamente di finire nell’occhio del ciclone, come chiesto ormai da mesi da Asati, l’associazione dei piccoli azionisti Telecom.

Nel dettaglio i documenti pubblicati ieri sera rivelano che “i costi per consulenze e prestazioni professionali associati a operazioni illecite indicate nella richiesta di rinvio a giudizio in data 21 novembre 2008, sono pari a circa 7 milioni”. A questi vanno aggiunti “ulteriori costi per consulenze e prestazioni professionali non supportati da adeguata documentazione a supporto delle prestazioni rese, per complessivi 26 milioni circa”; altri “costi di prestazioni professionali per  12 milioni circa oggetto di contestazione alla Società in sede di accertamento fiscale (e correlati interessi e sanzioni per euro 5 milioni circa); “costi per assistenza legale e altre consulenze sostenuti in relazione ai procedimenti penali e civili conseguenti le vicende in esame, per complessivi  9 milioni circa”; “costi sostenuti per definizione varie posizioni (dipendenti, Pubbliche Amministrazioni, patteggiamento), per complessivi  3 milioni circa”; “costi sostenuti per transazioni con ex dipendenti della Funzione Security per euro 1,705 milioni”; “costi per consulenze in ambito IT effettuate da KPMG per euro 2,6 milioni circa”.

A queste somme, il cui totale fa 66,3 milioni di euro, si aggiungono i bonus elargiti a Buora e Ruggiero. Secondo il documento reso noto ieri, il primo nel periodo nel periodo 2003-2007 ha incassato 16,7 milioni di euro, il secondo nel periodo 2002-2007 ha ricevuto più di 30,7 milioni di euro. A fronte di costi complessivi per oltre 110 milioni di euro sostenuti da Telecom, i due ex manager hanno presentato un’offerta transattiva per complessivi 2,5 milioni di euro. Tuttavia secondo Telecom “l’importo della transazione non è meramente simbolico”.

Anche su questa affermazione la Consob ha chiesto chiarimenti. Non stupirebbe nessuno se queste novità emerse nella notte facessero prendere una piega imprevista all’assemblea degli azionisti. I fondi stranieri (oltre il 10% del capitale) sono molto insoddisfatti dell’andamento del titolo Telecom, così come il socio di minoranza Findim di Marco Fossati (5%). Agli ex amministratori, così come agli attuali, non resta che fare affidamento sulla copertura del socio di maggioranza Telco, che riunisce Intesa, Mediobanca, Generali e Telefonica e che controlla il 22 per cento del gruppo di telecomunicazioni. Dove la posizione di Telco è sul filo del conflitto di interesse, vista posizione di Tronchetti Provera che di Mediobanca è azionista rilevante e vicepresidente. 

E così, rilevato che “fino ad oggi le informazioni pubblicate dalla società e relative alla reale portata di queste vicende siano state estremamente carenti”, documenti alla mano, l’Asati questa mattina si è presentata in Procura a Milano, dove ha depositato la sua proposta di rinviare l’assemblea di oggi, ovvero di “sospendere la votazione sulla transazione per Buora e procedere direttamente alla votazione sull’azione di responsabilità” o, come terza alternativa, di “riconvocare un’altra assemblea, su cui votare tra l’altro sicuramente l’azione di responsabilità contro Tronchetti Provera fatto ormai inevitabile, alla luce del fatto che nell’instaurando procedimento Telecom Italia si dovrà per forza di cose costituire come parte lesa”.

I dipendenti Telecom Italia, che hanno richiesto ad Asati di farsi portavoce della richiesta di seguire l’assemblea in streaming, nota infine l’associazione, “segnalano che non hanno ancora ricevuto alcuna informazione a riguardo. Come influirà questo fatto sul clima aziendale, considerato che numerosi dipendenti furono all’epoca spiati e dossierati?”.